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giovedì 20 dicembre 2012


Sono cento milioni i cristiani perseguitati Ma per l’Ue vige la consegna del silenzio.


È necessario denunciare con chiarezza le continue aggressioni e la sistematica violazione dei diritti umani: emergenze trascurate dai grandi media e dalla diplomazia.
Anche se la grande stampa non ne parla e la presidenza del Parlamento europeo tace o si limita a sfiorare il problema con una prudenza diplomatica, che sconfina nella codardia e nell’ipocrisia, le cosiddette “primavere arabe” e i sommovimenti in atto in Egitto e in Siria stanno stravolgendo la storia millenaria delle minoranze cristiane di quei Paesi.
In Egitto sono stati avviati cambiamenti costituzionali che potrebbero  cancellare la, peraltro assai limitata, libertà di culto di cui godono quasi dieci milioni di cristiani copti. Da Strasburgo silenzio assoluto sul problema, salvo le solite vaghe dichiarazioni di intenti. Da quelle parti le uniche minoranze perseguitate e da tutelare sembrano essere quelle “gay”, con Martin Schulz e i suoi colleghi della presidenza troppo impegnati negli affari interni italiani per trovare tempo per i copti. In Siria la situazione è ormai spaventosamente drammatica, da quando i “ribelli”, con il sostegno degli Stati Uniti e della Commissione europea, premio Nobel per la Pace 2012, hanno iniziato l’importazione della democrazia occidentale. I cristiani, che qui sono più che minoranza, sono oggetto di continui attacchi diretti da parte delle milizie finanziate dall’Occidente.
In Siria vivono da secoli diverse chiese, sia ortodosse che cattolico-orientali. Già nella primavera del 2012 la voce del Patriarcato greco-cattolico si è levata, inascoltata, a protestare contro le violenze contro i cristiani perpetrate da bande di fanatici islamici. Ormai non si contano più le chiese e i monasteri violati o distrutti, né il numero delle vittime dirette della violenza islamica. Molti villaggi cristiani si sono ormai svuotati e la plurisecolare presenza cristiana rischia l’estinzione.
Il regime di Assad aveva tanti difetti, ma, almeno, era laico, e la Siria è stata per decenni un modello di convivenza tra religioni diverse. Ora, tutto fa pensare che, una volta rovesciato l’attuale regime con l’appoggio determinante di Stati Uniti e Ue, si spalanchi anche qui la strada per l’introduzione della sharìa (la legge islamica) e l’avvio di una pesante pulizia etnico-religiosa. Peraltro quel che sta succedendo in Egitto e in Siria non è un caso isolato. All’inizio dello scorso mese di novembre la cancelliera Angela Merkel, intervenendo al sinodo della Chiesa evangelica tedesca, la sua, ha avuto almeno il coraggio, di cui mancano altri premier, di affermare che il Cristianesimo «è la religione più perseguitata del mondo».  Anche papa Benedetto XVI è intervenuto più volte, in difesa delle comunità cristiane del Medio Oriente, parlando di «grave persecuzione».
Non si tratta di mere supposizioni, dal momento che queste affermazioni trovano conferma nei dati raccolti da prestigiose istituzioni internazionali, come la International Society for Human Rights (Società Internazionale per i Diritti Umani), secondo cui l’80% delle persone perseguitate a motivo della loro fede in tutto il mondo sono cristiane. Un’altra organizzazione, Open Doors, calcola in 100 milioni il numero di cristiani, di varie confessioni, che nel 2011 sono state oggetto di discriminazione aperta o vera e propria persecuzione da parte dei loro governi. Sempre secondo Open Doors su 50 Paesi dove sono in atto forme di persecuzione contro i Cristiani 38 sono islamici. Ci sono Paesi, dove le Chiese cristiane sono una realtà consolidata e culturalmente significativa sin dal primo secolo dopo Cristo, come l’Iraq, l’Egitto e la Siria, da cui il Cristianesimo rischia oggi di scomparire del tutto.
In Iraq dieci anni di “democrazia occidentale” hanno quasi cancellato la minoranza cristiana, spinta all’emigrazione da massacri e attentati continui. In Iran i cristiani sono solo l’1% della popolazione e, almeno per ora, non si registrano grossi problemi per le comunità di più antica tradizione (Armeni e Assiri). Le cose cambiano, e non in meglio, per le nuove comunità evangeliche e pentecostali, accusate di proselitismo e attività missionaria. Da quelle parti, la legge, in linea con la sharìa, prevede la pena di morte per il reato di apostasia, l’abbandono della fede islamica per altre fedi.
Anche in Paesi non islamici, come la Cina o la Corea del Nord, la situazione dei cristiani resta drammatica. In Cina, dove il regime riconosce la cosiddetta Chiesa patriottica, ci sono circa 80 milioni di Cristiani costretti a vivere in clandestinità e, se scoperti, oggetto di vessazioni di ogni genere.
Può sembrare paradossale, ma il cuore del problema è tutto in Occidente e, più precisamente, nelle scelte di apparente neutralità compiute dalla dirigenza Ue. Non si tratta solo di una certa linea di politica estera, ma della sistematica emarginazione e demonizzazione della storia e dell’anima cristiana dell’Europa in funzione del nuovo ordine mondiale caro al Club Bilderberg e ai circoli della finanza massonica.
Gli esempi si sprecano: dall’albero di Natale vietato a Bruxelles, perché disturberebbe i non cristiani, alla proibizione dell’aureola sulle figure dei santi Cirillo e Metodio sulla moneta da un euro della Repubblica Slovacca (che riconosce in loro l’inizio della propria storia). In Italia è ancora viva la polemica sul Crocifisso nei luoghi pubblici e molto altro c’è da attendersi nei prossimi mesi.
Mentre l’Ue scivola sempre più apertamente verso la dittatura del politicamente corretto, anche con la complicità di insigni politici cattolici italiani, il problema sta diventando sempre più quella di un’informazione corretta e alternativa, capace di superare il muro di omertà e silenzio imposto dai grandi media europei.  Si tratta di dire con chiarezza quel che succede nel mondo e di denunciare i silenzi colpevoli o la sottile e complice prudenza diplomatica dell’Ue. Ci stanno provando in molti e, tra questi, merita di essere segnalato, come “ultimo nato”, il sito internet che fa capo al prof. Roberto De Mattei: http://www.nocristianofobia.org, che ha il merito di denunciare apertamente le demenziali scelte dell’Unione europea.
Difatti, a comporre il quadro a tinte fosche sin qui delineato non c’è solo la persecuzione aperta dei cristiani nel Vicino Oriente, ma anche il laicismo radicale che domina ormai gran parte delle istituzioni occidentali. La “cristianofobia” è questa diffusa intolleranza in nome di un’apparente neutralità religiosa, che si tramuta in una continua ostilità ai simboli e ai valori della tradizione cristiana. E, poiché per difendersi bisogna conoscere, ben venga questo nuovo sito e tutti quelli che sapranno aiutarci a tenere gli occhi aperti.
Giuseppe Reguzzoni

Int Bizzotto Canone Rai

sabato 15 dicembre 2012


BORGHEZIO A GUARINO : PERCHÉ IL GOVERNO IGNORA LE TESI DEL PROF. GUARINO ?


Intervenendo questa mattina a Strasburgo all’incontro con il Ministro Moavero degli eurodeputati italiani – dichiara l’On. Borghezio – “ho chiesto al Ministro come mai il governo Monti finga di ignorare la dimostrazione che, con rigore scientifico, un grande giurista come il Prof. Giuseppe Guarino ha dato dell’inapplicabilità, secondo il diritto vigente dell’UE (art. 126 del Trattato di Lisbona) del regime imposto dal Fiscal Pact “.
Questa tesi ampiamente divulgata non solo in un saggio tecnico, ma anche in un articolo pubblicato da “Milano Finanza”, si basa sul fatto che lo stesso Trattato del Fiscal Compact stabilisce (art. 2,1 e 2) che “il presente Trattato si applica nella misura in cui è compatibile con i Trattati su cui fonda l’Unione Europea e con il diritto dell’Unione Europea”. E, “poiché il diritto vigente stabilisce la legittimità del deficit al 3%, ne deriva che la regola del Fiscal Compact – conclude Borghezio -  è inapplicabile”.

Il Ministro Moavero, pur riconoscendo l’autorevolezza del Prof. Guarino, ha risposto a Borghezio che i dubbi sollevati in merito sono stati dal governo ritenuti sormontabili sulla base di un elaborato dei servizi giuridici della Presidenza del Consiglio. “Ne ho subito chiesto copia, aggiunge Borghezio, ottenendo l’assenso del Ministro”.
“In un altro Paese – conclude l’europarlamentare – un simile autorevole intervento sarebbe piombato sul dibattito politico come un macigno, costringendo il governo a confrontarsi in maniera aperta e trasparente. Ma il governo dei Professori preferisce trincerarsi dietro anonimi pareri, sfuggire al confronto, snobbare i più autorevoli giudizi. Forse è una regola appresa dal Club Bilderberg…”
Padania e libertà 

BORGHEZIO : DOPO LO SCANDALO LIBOR, ORA LO SCANDALO EURIBOR INVESTE 12 GRANDI BANCHE.


Con un’interrogazione urgente alla Commissione l’On.Borghezio chiede conferma “delle rivelazioni giornalistiche (Wall Street Journal) circa il coinvolgimento di alcune banche in uno scandalo che, dopo quello sulla manipolazione del Libor, sembra dover investire l’Euribor”.
“In effetti, aggiunge Borghezio, sarebbero coinvolte nell’accusa di aver manipolato i tassi interbancari europei una dozzina di banche, fra cui la Société Générale, il Crédit agricole, la HSBC e la Deutsche Bank”.
Secondo quanto riportato dalla fonte citata da Borghezio, sarebbero stati rinvenuti scambi di messaggi decisamente compromettenti fra alcuni traders di queste banche e quelli della Barclays di Londra, dai quali emergerebbe un sistema di connivenza nella fissazione dell’Euribor.
Borghezio ha annunciato inoltre che investirà della questione la commissione Crim del Parlamento europeo.

sabato 8 dicembre 2012

Un Pensiero Verde per Parma: ADDIO A MONTI (quando la politica diventa poesia.....

Un Pensiero Verde per Parma: ADDIO A MONTI (quando la politica diventa poesia.....: ADDIO A MONTI ( quando la politica diventa poesia.. .) Addio, Monti sorgente dal nulla, ed elevato dal Quirinale; guida iniqua, nota a ...

venerdì 7 dicembre 2012


Nigel Farage di nuovo all’attacco: “A casa ho una tomba col simbolo dell’€uro!”


ROMA – Nigel Farage, il “Tribuno dei Popoli d’Europa” torna alla carica, dopo un durissimo discorso di attacco frontale al Presidente del Consiglio d’Europa Herman “Bilderberg” Van Rompuy, definito dal leader indipendentista Britannico come “uno straccio umido, un bancario di quart’ordine, un assassino rumoroso di Stati!”
Stavolta il suo intervento s’è tenuto in diretta da Bruxelles sulle frequenze di Radio24 alla trasmissione “La Zanzara”, là dove spesse volte a parlare è il Marione Borghezio, grande parlamentare Piemontese della Lega Nord.
“Se un Presidente della Repubblica come Napolitano tradisce la Costituzione e permette che un Governo eletto venga rimpiazzato da uno fantoccio voluto dalla Burocrazia €uropea in combutta con Frau Merkel, questo è un pessimo Presidente che andrebbe licenziato in tronco! Cacciate Napolitano!”
BOOOOOM! APRITI O’CIELO!
Ma l’è minga finida chi!
Fra una mazzolata e l’altra alla mancanza di Democrazia elettiva in €uropa, Farage ha fatto sapere di avere a casa una tomba dell’€uro.
“Nel mio studio ho una tomba, una tomba vera di dimensioni reali con sopra il simbolo dell’€uro!”
Ai conduttori Parenzo e Cruciano ha detto “Adesso siete governati da Mario Monti, un fantoccio scelto da una potenza straniera. Avete rinunciato alla Democrazia e avete dato a questa gente un potere enorme! Monti ha detto che resta solo per 18 mesi, ma chi dice che non potranno essere 18 anni???”
FALLITALIA, SVEEEEEEEGLIAAAAAAAAAA! VE LO DICE ANCHE UN INGLESE! SVEGLIAAAAAAAAAAAAA!



Monti salva i delinquenti: niente carcere per condanne fino a quattro anni.

Passa alla Camera il disegno di legge osteggiato solo dal Carroccio.
Il testo ora è al Senato.Via libera dell’Aula di Montecitorio all’indulto mascherato, il provvedimento che non manda più in carcere i condannati fino a quattro anni (truffa,furto, stupro..). 
Il disegno di legge passa ora all’esame del Senato dove l’unico l’auspicio è che finisca su un binario morto. Con 348 voti a favore, 57 contrari e 21 astenuti, la Camera ha dato dunque disco verde al disegno di legge sulla messa alla prova e le pene detentive non carcerarie. Il provvedimento delega il governo a disciplinare, per i reati puniti con la reclusione fino a quattro anni, la possibilità per il giudice di applicare, in alternativa, la detenzione domiciliare. Nicola Molteni: "E' una norma vergognosa che garantisce l'impunità per legge.
La Lega Nord è contraria a qualunque provvedimento di clemenza generalizzato e per noi qualsiasi forma d'indulto o amnistia è una proposta irricevibile. Il salva-delinquenti è una norma ingiusta e dannosa, che sancisce la sconfitta dello Stato nei confronti della criminalità. 
Con questa legge - aggiunge - il Governo dimostra maggiore attenzione e sensibilità verso chi commette i reati rispetto a chi li subisce.
Per la Lega Nord, al contrario, la certezza della pena e le vittime dei reati vengono prima di tutto".

mercoledì 5 dicembre 2012


Vergogna italiana. I poliziotti costretti a pagare le parcelle degli avvocati in caso di scontri in piazza!

Siamo in Italia e dunque meravigliarsi di quel che accade nel nostro paese è un po’ come meravigliarsi del fatto che Babbo Natale non esiste. È qualcosa che non ha un grande senso. L’Italia è l’Italia, e se c’è un paese, una nazione, un popolo più antitaliano, più antinazionale, più antitutto, questo è paradossalmente il popolo italiano, che non sa difendere nemmeno i propri poliziotti quando fanno il loro dannato dovere. Viviamo in una sorta di illogica resistenza permanente, dove è facile confondere l’autorità statale per il solito regime fascista e i facinorosi, i delinquenti travestiti da manifestanti, per dei grandi rivoluzionari, italiciBrave Heart, o se vogliamo essere più socialisti style, italici Che Guevara che “lottano” per la libertà. Ma libertà de che? La libertà di spaccare vetrine, rompere auto, bruciare cassonetti e vilipendere simboli religiosi? E magari picchiare pure con randelli e bastoni chiunque capiti loro a tiro, o peggio lanciare sassi e molotov, in urla di rabbia e livore animalesco senza senso? Se questa è libertà, chiaramente sto dalla parte dei poliziotti, senza alcun dubbio.Soprattutto poi se questi poliziotti, magari feriti e umiliati in ragione del loro dovere, vedono notificarsi avvisi di garanzia da parte di zelanti magistrati, chiamati a giudicare nientemeno che l’azione di chi si espone al pericolo per proteggere i cittadini.
Il paradosso tutto italiano è che i poliziotti sono i dipendenti pubblici meno tutelati nel nostro ordinamento, proporzionalmente ai rischi che corrono e allo stipendio che percepiscono. I politici, superprivilegiati, per lo più sono impuniti, nonostante i loro spesso accertati misfatti a danno della collettività; i magistrati, poi, neanche rispondono per i loro errori (paga lo Stato, quando paga). Per non parlare degli alti funzionari e dei vertici degli enti pubblici, i quali prendono stipendi stratosferici con una responsabilità ridotta al minimo, tanto è diluita in un’amministrazione ramificata e burocratizzata. Chi si espone al pericolo, e lo fa per dovere, invece niente: spesso si deve persino pagare l’avvocato da sé quando accadono certi fatti.
Mi chiedo: ma in che razza di paese viviamo? Ma qual è lo Stato che umilia la propria forza pubblica in questo modo? Per carità, chi sbaglia deve pagare, ma qui si sta arrivando al paradosso che quando accadono i tafferugli – che spesso si rivelano frutto di veri e propri atti di terrorismo sociale pianificati strategicamente – le vittime diventino i carnefici e i carnefici si trasformino, o meglio vengano trasformate, in vittime. E a pagare sono sempre gli stessi: quei poliziotti che per poche centinaia di euro al mese, si espongono alla ferocia della masnada di bestie, le quali, ben lontane da un sano ideale di protesta e da chi interpreta la stessa come espressione di pacifica democrazia, hanno troppo spesso un solo obiettivo:cercare lo scontro gratuito, l’atto barbarico privo di significato, l’azione vandalica e la guerriglia distruttiva.
La verità è che niente del comportamento dei novelli “guerriglieri” è giustificabile; e sicuramente non lo è per il sol fatto che un poliziotto ha inferto loro manganellate gratuite. Perché in uno Stato che risponde ai requisiti minimi di democrazia come il nostro (minimi), gli strumenti legittimi e pacifici per far valere le proprie ragioni esistono, e se nonostante questi strumenti le anzidette ragioni non prevalgono, evidentemente è perché sono minoritarie o marginali. Perciò, tentare di imporle con la violenza non è solo arrogante, ma è persino sovversivo. 
Ora si scopre pure che in ragione di questa violenza, i poliziotti in alcuni casi devono pagare o contribuire a pagare (quando i fondi pubblici non sono sufficienti) gli avvocati e persino le cure mediche, quando dai tafferugli di piazza fioccano indagini giudiziarie e lesioni varie. Un’assurdità tutta italiana, soprattutto davanti a qualcuno – il poliziotto – che non ha scelta, avendo l’obbligo e il dovere per legge, e per uno sputo di soldi, di esporsi al pericolo.
A tal proposito, fa riflettere quanto scriveva Pierpaolo Pasolini a proposito dei figli di papà che si trasformavano in pseudorivoluzionarie cercavano lo scontro con i poliziotti in nome di una posticcia libertà antifascista: 
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri. 
E badate, Pasolini fu tutto, fuorché uomo di destra. E se una certa e incontestabile verità l’aveva intravista lui…
Fonte WEBhttp://www.iljester.it

L’arresto di Sallusti? La libertà di stampa è morta in un vergognoso silenzio

E alla fine il direttore de Il Giornale è stato arrestato. Non solo! Dopo essere stato portato a casa propria per scontare la pena, egli è evaso, beccandosi un nuovo processo per il reato di evasione (da 1 a 3 anni).Non so se questo sia stato un atto coraggioso oppure stupido, ma è certo che non sarà utile. Ormai è chiaro che la drammatica vicenda di Sallusti, condannato a 14 mesi di carcere per “omesso controllo” su un articolo considerato diffamante nei confronti di un magistrato, non interessa nulla a nessuno.
Certamente non interessa ai suoi colleghi detrattori. A coloro i quali lo hanno sempre denigrato e considerato un servo del berlusconismo, come se lor signori non fossero viceversa i servi di chi ha sempre sponsorizzato l’antiberlusconismo. Perché diciamocela tutta: se in Italia esiste un giornalista che non è al servizio di un qualsivoglia padrone, altrettanto esistono puttane vergini. È un paradosso che serve a sottolineare che è illogico tacciare un giornalista di “berlusconismo”, per il sol fatto di non omologarsi all’antiberlusconismo o di lavorare in un giornale la cui proprietà fa riferimento alla famiglia dell’odiato Cavaliere.E certamente non interessa ai politicanti. In primis, a quelli di sinistra, i quali, grazie a questa esaltante vicenda, si sono liberati di un formidabile avversario di penna. Un Cyrano de Bergerac poco propenso a dar loro la slinguazzata che adorano e cercano nei giornali amici e compiacenti.E parimenti non interessa ai cosiddetti politici “amici”, i quali, anzi, hanno talmente avuto nei suoi confronti il dente avvelenato, da dargli l’illusione di un impegno solenne per spegnere l’ignobile condanna, salvo poi tentare di sfornare una legge sulla diffamazione ancor più liberticida di quella tutt’ora in vigore. Uno scempio che non avrebbe salvato Sallusti dal carcere ma che avrebbe messo ancor più il bavaglio – con le solite complicità sinistre – alla stampa e in generale alla libertà di opinione, sacro diritto di tutti i cittadini.
E ancora, non interessa al Capo dello Stato, il quale naturalmente non ha speso una sola parola per la drammatica vicenda di Sallusti, sia nella sua veste di Presidente della Repubblica e sia nella sua veste di Capo della magistratura.
Certamente poi la vicenda non interessa a tutti coloro, popoli viola, violetti, rosa e rosati, che nel 2009 manifestarono contro il Governo Berlusconi per un supposto quanto inesistente tentativo di limitare la libertà di stampa. Dove sono andati a finire oggi questi grandi eroi della libertà di stampa?Dove sono andati a finire i movimentisti, i rivoluzionari, i grandi paladini della libertà di pensiero, ora che ci sarebbe bisogno di loro?Naturalmente a dormire, in un qualche armadio pieno di naftalina, in attesa che qualcuno li richiami nuovamente quando al governo ci sarà (se mai ci sarà) nuovamente il nemico politico e servirà manipolare l’opinione pubblica con una nuova ipocrita crociata. Ma non per Sallusti, notoriamente “amico” del nemico politico.