Il futuro ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio... Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.
sabato 4 febbraio 2012
mercoledì 1 febbraio 2012
Le primarie finiscono con un mezzo fiasco
Il presidente della Provincia Bernazzoli ce la fa, ma non riesce ad arrivare al 50 per cento. E c'è un partito sempre più lacerato. Pochi i votanti. Le reazioni: "Nonostante tutto quello che è accaduto il vero vincitore paradossalmente è il centrodestra di Elvio Ubaldi"
Parma non è Milano, Parma non è Napoli. Lo dicono le primarie del centrosinistra che alla fine consacrano Vincenzo Bernazzolicandidato sindaco. Il vento nuovo non spira nel Ducato, non abbastanza. Con il 48,4% l’attuale presidente della Provincia batte lo sfidanteNicola Dall’Olio, speranza del fronte movimentista e ambientalista, che ottiene però un ottimo 36,2%. Fermi sotto il 10% gli altri tre concorrenti Simone Rossi (indipendente),Giuseppe La Pietra (Sel), Gianpaolo Cantoni(Socialisti). Così doveva essere, così è stato.
L’uomo dell’establishment ha compiuto la missione, anche se non raggiunge il 50%. Combinato alla scarsa affluenza al voto, fermatasi a quota 8330 votanti, il risultato dà fiato agli scontenti all’interno del Pd: “E’ un segnale chiaro e preoccupante – commentano a caldo esponenti vicini a Dall’Olio – i nostri elettori non hanno gradito la modalità di scelta, dall’alto, del candidato Bernazzoli. Ma ci rendiamo conto? Vincenzo non ha raggiunto neppure il 50%, e questo è un chiarissimo segno di debolezza del partito che lo ha voluto imporre. Ricordiamoci infatti che Dall’Olio era un perfetto sconosciuto, un nome nuovo in gara con un politico navigato e famoso”.
Lui, il vincitore, con la solita flemma cerca Dall’Olio e gli stringe la mano. Poi in conferenza stampa dice pochissime parole: “Le primarie ci sono state, ora puntiamo uniti alle comunali di maggio”. Quindi via al brindisi e alle foto, mentre alcuni osservatori già ghignano: “Stasera il vero vincitore è un altro e si chiama Elvio”. Il riferimento è a Elvio Ubaldi ex sindaco, ex patron della politica locale, ex inventore del civismo di centrodestra.......................
ilpensieroverde
Parma non è Milano, Parma non è Napoli. Lo dicono le primarie del centrosinistra che alla fine consacrano Vincenzo Bernazzolicandidato sindaco. Il vento nuovo non spira nel Ducato, non abbastanza. Con il 48,4% l’attuale presidente della Provincia batte lo sfidanteNicola Dall’Olio, speranza del fronte movimentista e ambientalista, che ottiene però un ottimo 36,2%. Fermi sotto il 10% gli altri tre concorrenti Simone Rossi (indipendente),Giuseppe La Pietra (Sel), Gianpaolo Cantoni(Socialisti). Così doveva essere, così è stato.
L’uomo dell’establishment ha compiuto la missione, anche se non raggiunge il 50%. Combinato alla scarsa affluenza al voto, fermatasi a quota 8330 votanti, il risultato dà fiato agli scontenti all’interno del Pd: “E’ un segnale chiaro e preoccupante – commentano a caldo esponenti vicini a Dall’Olio – i nostri elettori non hanno gradito la modalità di scelta, dall’alto, del candidato Bernazzoli. Ma ci rendiamo conto? Vincenzo non ha raggiunto neppure il 50%, e questo è un chiarissimo segno di debolezza del partito che lo ha voluto imporre. Ricordiamoci infatti che Dall’Olio era un perfetto sconosciuto, un nome nuovo in gara con un politico navigato e famoso”.
Lui, il vincitore, con la solita flemma cerca Dall’Olio e gli stringe la mano. Poi in conferenza stampa dice pochissime parole: “Le primarie ci sono state, ora puntiamo uniti alle comunali di maggio”. Quindi via al brindisi e alle foto, mentre alcuni osservatori già ghignano: “Stasera il vero vincitore è un altro e si chiama Elvio”. Il riferimento è a Elvio Ubaldi ex sindaco, ex patron della politica locale, ex inventore del civismo di centrodestra.......................
ilpensieroverde
Non è buffo..........?
La stragrande maggioranza dell'evasione avviene al centro-sud e le verifiche fiscali anti-evasione sono tutte al di sopra del 45 parallelo
venerdì 27 gennaio 2012
Per non dimenticare !!
Nazismo e comunismo sono due specie all'interno dello stesso genere. Entrambi vogliono costruire una società perfetta eliminando tutto ciò che si oppone al raggiungimento dello scopo. Eppure il primo è ricordato come un incubo, il secondo è solo rimosso dalla coscienza.Che gli orrori del comunismo siano in Italia un tabù, è noto.
I crimini del comunismo non sono mai stati sottoposti a una valutazione legittima e consueta né dal punto di vista storico né da quello morale, o almeno in maniera troppo superficiale se paragonata al grande approfondimento che viene fatto sul nazismo, ma anche senza il paragone bisogna dire che l'argomento è troppo poco trattato.
La storia dei regimi e dei partiti comunisti, della loro politica, dei loro rapporti con le rispettive società nazionali e con la comunità internazionale non si riduce alla dimensione criminale e neppure a una dimensione di terrore e di repressione. Nell’urss e nelle «democrazie popolari» dopo la morte di Stalin, in Cina dopo quella di Mao, il terrore si è attenuato, la società ha cominciato a uscire dall’appiattimento, la coesistenza pacifica – anche se era «una continuazione della lotta di classe sotto altre forme» – è diventata una costante nei rapporti internazionali.
Vuoi un altro esempio di qualcosa che non si deve dimenticare !!
http://tuttoquellochedovrestisaper.blogspot.com/2011/08/secondo-un-rapporto-presentato-in.html
I crimini del comunismo non sono mai stati sottoposti a una valutazione legittima e consueta né dal punto di vista storico né da quello morale, o almeno in maniera troppo superficiale se paragonata al grande approfondimento che viene fatto sul nazismo, ma anche senza il paragone bisogna dire che l'argomento è troppo poco trattato.
La storia dei regimi e dei partiti comunisti, della loro politica, dei loro rapporti con le rispettive società nazionali e con la comunità internazionale non si riduce alla dimensione criminale e neppure a una dimensione di terrore e di repressione. Nell’urss e nelle «democrazie popolari» dopo la morte di Stalin, in Cina dopo quella di Mao, il terrore si è attenuato, la società ha cominciato a uscire dall’appiattimento, la coesistenza pacifica – anche se era «una continuazione della lotta di classe sotto altre forme» – è diventata una costante nei rapporti internazionali.
Vuoi un altro esempio di qualcosa che non si deve dimenticare !!
http://tuttoquellochedovrestisaper.blogspot.com/2011/08/secondo-un-rapporto-presentato-in.html
LEGA. DIVIETO COMIZIO MARONI IN EMILIA, RAINIERI: L'HA DATO LA MAURO CHIESTO A DIRETTIVO DI NON INVITARLO PIÙ, MA A PARMA GIÀ FISSATO
Roma, 24 gen. -
Nuovo divieto di comizio per Roberto Maroni ? A lanciare
la "fatwa", questa volta emiliana, racconta a
'Dire' il deputato
Fabio Rainieri, sarebbe stata Rosy Mauro.
Il parlamentare parmense, che e' membro del Direttivo della Lega in Emilia e
dell'aera vicina all'ex ministro dell'Interno, spiega che "giovedì sera,
il giorno dopo l'incontro pubblico a Varese in cui Maroni e' stato sul palco
con Bossi, la Mauro, che ha il ruolo di 'legato' federale in Emilia, ha riunito
il Direttivo nazionale" (che nel gergo del Carroccio e' quello regionale).
"C'erano Alessandri, Torri, i segretari provinciali e altri membri di diritto, tranne me e Polledri - dice Rainieri - Non capisco innanzitutto perchè io non sono stato convocato in quanto parlamentare. In ogni caso – continua - chi era presente mi ha raccontato che durante la riunione che e' andata avanti fino alle 4 del mattino, sono stati visionati dei video con i cori di protesta contro i 'cerchisti', e che la Mauro si e' infuriata a tal punto che ha detto che Maroni in Emilia non deve essere piu' invitato. Non so se quelle parole sono state verbalizzate, ma ci sono i testimoni. Il dato di fatto e' che la Mauro ha dato indicazione di vietare a Maroni di parlare una settimana dopo che Bossi aveva ritirato quel diktat arrivato da Milano" sollecitato dal cerchio magico.
Rainieri, aggiunge che in Emilia (che per la Lega e' cosa a se' dalla Romagna) " è un anno e mezzo che chiediamo di fare il congresso nazionale. In Primavera da noi ci saranno le amministrative a Parma - continua - Abbiamo già previsto che ci sia Maroni a parlare a Parma, il 20 febbraio , poi anche Modena e a Bologna. A Parma noi vogliamo correre da soli senza il Pdl".
"C'erano Alessandri, Torri, i segretari provinciali e altri membri di diritto, tranne me e Polledri - dice Rainieri - Non capisco innanzitutto perchè io non sono stato convocato in quanto parlamentare. In ogni caso – continua - chi era presente mi ha raccontato che durante la riunione che e' andata avanti fino alle 4 del mattino, sono stati visionati dei video con i cori di protesta contro i 'cerchisti', e che la Mauro si e' infuriata a tal punto che ha detto che Maroni in Emilia non deve essere piu' invitato. Non so se quelle parole sono state verbalizzate, ma ci sono i testimoni. Il dato di fatto e' che la Mauro ha dato indicazione di vietare a Maroni di parlare una settimana dopo che Bossi aveva ritirato quel diktat arrivato da Milano" sollecitato dal cerchio magico.
Rainieri, aggiunge che in Emilia (che per la Lega e' cosa a se' dalla Romagna) " è un anno e mezzo che chiediamo di fare il congresso nazionale. In Primavera da noi ci saranno le amministrative a Parma - continua - Abbiamo già previsto che ci sia Maroni a parlare a Parma, il 20 febbraio , poi anche Modena e a Bologna. A Parma noi vogliamo correre da soli senza il Pdl".
Segreteria On. Fabio Rainieri
LE PRIMARIE…..solo fumo negli occhi !!
La sinistra prepara le primarie a Parma e presenta 5
candidati per la carica di sindaco:
Il più quotato, Vincenzo Bernazzoli, pochi giorni fa si complimentava pubblicamente col comune di Soragna per il raggiungimento nella raccolta dei rifiuti dell’87,1% del differenziato, ma che a Parma nelle vesti di presidente della Provincia è il principale sostenitore del termovalorizzatore. Certo Soragna non è Parma, a Parma per alimentare il teleriscaldamento …………….
in lista arrivano poi Simone Rossi, Gianpaolo Cantoni, Nicola Dall’Olio, Giuseppe La Pietra.
In poche parole abbiamo, con diversi packaging, le diverse soluzioni che il PD offre al pubblico votante per riconfermarsi come partito la soluzione su misura per il territorio.
Con 2 euro voti e dai una spinta decisiva verso la nomination al personaggio che ti soddisfa di più.
Un packaging che contiene il lievito, per la delusione più cocente del panorama politico nazionale, il PD.
Quel PD che assieme al PDL è d’accordo con Monti su ogni tassa.
Un PD che accetta a scatola chiusa di portare le pensioni delle donne a 65 anni per ora e fra poco a 67 anni e sposta le pensioni dei nati nel 52 di 4-5 anni come se fino ad ora i lavoratori avessero versato contributi per puro piacere, non con un accordo fra le parti.
Un PD che non interviene con regolamentazioni restrittive verso i baby pensionati e i vitalizi assurdi che dissanguano l’INPS perché ne è il principale coautore e che ha la sua massima figura in quel Giuliano Amato che modificò le leggi per cumulare più pensioni e stipendi. D’accordo con lui tutti quei ministri e politici PD che stando zitti zitti ancor oggi ne traggono vantaggio. Le baby pensioni sono tutt'oggi 535.725 per un importo annuo di 9,5 MILIARDI di euro.
Un Pd che assecondando Monti, toglie risorse ai "quasi" pensionati e ai lavoratori, per pagare e mantenere ancora queste nefandezze.
Un Pd che accetta e dice che avrebbe messo la tassa sulla casa molto tempo fa, se non ci fosse stato il governo Berlusconi, come se la casa non fosse un investimento dei risparmi già tassati e un'integrazione della pensione che si allontana e si affievolisce giorno per giorno.
Un PD, con l’anima del vecchio PCI, che vede la casa di proprietà come un bene capitalista.
Non parliamo delle liberalizzazioni, la cosa più distruttiva verso i lavoratori italiani che sia mai stata fatta, non parlo delle liberalizzazioni attuali, anche queste su una brutta strada, ma quelle che Bersani fece anni fa. Una manovra che aprendo le porte alla grande distribuzione per favorire le COOP in un primo momento ha facilitato l'insediamento poi dei punti vendita in mano alle multinazionali straniere, pronte ed organizzate ad approfittare della situazione e che poi sono diventate padrone delle aziende produttrici presenti nel nostro territorio. Ora le chiudono e importano la merce dall’estero, lasciandoci senza lavoro. E noi per comprare quei prodotti che erano nel nostro orticello, oggi aumentiamo il debito pubblico.
Quel PD che è voluto entrare nell’Euro senza saper quel che faceva, una moneta che finché non sarà legata all’oro, sarà per i nostri soldi, un pozzo senza fine, in mano a lobby di speculatori senza scrupoli che si alzano al mattino e decidono della nostra vita.
Un PD che vuole porte aperte per gli extracomunitari, quando il lavoro manca anche per gli Italiani.
Un Pd sempre contro gli imprenditori e favorevole ad ogni iniziativa sindacale ma allo stesso tempo con i poteri forti di cui è parte integrante.
Ora fanno le primarie, per rinfocolare un affetto ad un partito fuori dal tempo e anche se ben confezionate e pubblicizzate, tendono a dare un consenso ad un anima indefinita che dovrebbe stare dalla parte dei lavoratori e dei pensionati, ma poi invece non è altro che una CASTA con radici profonde che pensa a se stessa.
Il più quotato, Vincenzo Bernazzoli, pochi giorni fa si complimentava pubblicamente col comune di Soragna per il raggiungimento nella raccolta dei rifiuti dell’87,1% del differenziato, ma che a Parma nelle vesti di presidente della Provincia è il principale sostenitore del termovalorizzatore. Certo Soragna non è Parma, a Parma per alimentare il teleriscaldamento …………….
in lista arrivano poi Simone Rossi, Gianpaolo Cantoni, Nicola Dall’Olio, Giuseppe La Pietra.
In poche parole abbiamo, con diversi packaging, le diverse soluzioni che il PD offre al pubblico votante per riconfermarsi come partito la soluzione su misura per il territorio.
Con 2 euro voti e dai una spinta decisiva verso la nomination al personaggio che ti soddisfa di più.
Un packaging che contiene il lievito, per la delusione più cocente del panorama politico nazionale, il PD.
Quel PD che assieme al PDL è d’accordo con Monti su ogni tassa.
Un PD che accetta a scatola chiusa di portare le pensioni delle donne a 65 anni per ora e fra poco a 67 anni e sposta le pensioni dei nati nel 52 di 4-5 anni come se fino ad ora i lavoratori avessero versato contributi per puro piacere, non con un accordo fra le parti.
Un PD che non interviene con regolamentazioni restrittive verso i baby pensionati e i vitalizi assurdi che dissanguano l’INPS perché ne è il principale coautore e che ha la sua massima figura in quel Giuliano Amato che modificò le leggi per cumulare più pensioni e stipendi. D’accordo con lui tutti quei ministri e politici PD che stando zitti zitti ancor oggi ne traggono vantaggio. Le baby pensioni sono tutt'oggi 535.725 per un importo annuo di 9,5 MILIARDI di euro.
Un Pd che assecondando Monti, toglie risorse ai "quasi" pensionati e ai lavoratori, per pagare e mantenere ancora queste nefandezze.
Un Pd che accetta e dice che avrebbe messo la tassa sulla casa molto tempo fa, se non ci fosse stato il governo Berlusconi, come se la casa non fosse un investimento dei risparmi già tassati e un'integrazione della pensione che si allontana e si affievolisce giorno per giorno.
Un PD, con l’anima del vecchio PCI, che vede la casa di proprietà come un bene capitalista.
Non parliamo delle liberalizzazioni, la cosa più distruttiva verso i lavoratori italiani che sia mai stata fatta, non parlo delle liberalizzazioni attuali, anche queste su una brutta strada, ma quelle che Bersani fece anni fa. Una manovra che aprendo le porte alla grande distribuzione per favorire le COOP in un primo momento ha facilitato l'insediamento poi dei punti vendita in mano alle multinazionali straniere, pronte ed organizzate ad approfittare della situazione e che poi sono diventate padrone delle aziende produttrici presenti nel nostro territorio. Ora le chiudono e importano la merce dall’estero, lasciandoci senza lavoro. E noi per comprare quei prodotti che erano nel nostro orticello, oggi aumentiamo il debito pubblico.
Quel PD che è voluto entrare nell’Euro senza saper quel che faceva, una moneta che finché non sarà legata all’oro, sarà per i nostri soldi, un pozzo senza fine, in mano a lobby di speculatori senza scrupoli che si alzano al mattino e decidono della nostra vita.
Un PD che vuole porte aperte per gli extracomunitari, quando il lavoro manca anche per gli Italiani.
Un Pd sempre contro gli imprenditori e favorevole ad ogni iniziativa sindacale ma allo stesso tempo con i poteri forti di cui è parte integrante.
Ora fanno le primarie, per rinfocolare un affetto ad un partito fuori dal tempo e anche se ben confezionate e pubblicizzate, tendono a dare un consenso ad un anima indefinita che dovrebbe stare dalla parte dei lavoratori e dei pensionati, ma poi invece non è altro che una CASTA con radici profonde che pensa a se stessa.
ilpensieroverde
lunedì 23 gennaio 2012
Questa è la Lega Nord !!
Checché la stragrande maggioranza dei media ne dicano o ne scrivano, accusando ipocritamente e falsamente la Lega Nord di razzismo o quant'altro, questi sono i fatti !!!
QUESTA è LA LEGA NORD
Bergamo, 21 gennaio 2012 - I servizi
sociali affidati a un assessore di origini nigeriane. La
decisione non stupirebbe granchè, se non fosse stata presa dalla giunta
monocolore leghista di un paesino del Bergamasco. A Spirano - poco più di 5mila abitanti -
il ‘padano’ Giovanni Malanchini è sindaco dal 2009 e, in questi due anni e mezzo,
si è distinto più che altro per iniziative come l’attivazione di una
segreteria telefonica in dialetto per gli uffici comunali, la carta intestata
in italiano e bergamasco, le strisce pedonali verdi e, solo pochi giorni fa, l’inaugurazione di un monumento alle vittime dell’11 settembre con frasi
di Oriana Fallaci.
Ora la decisione di
nominare Tony Iwobi, 57 anni, nigeriano d’origine, assessore ai Servizi sociali. In realtà,
Iwobi è al terzo mandato come consigliere comunale del Carroccio (presidente la Commissione cultura in
Consiglio) ed è in Lega da almeno 19 anni. Residente
a Spirano da 35 anni, è sposato con una bergamasca.
“Sono
diventato leghista perchè venivo da un Paese federalista e mi piaceva
quell’idea”, racconta. “Poi ho trovato molti amici con cui
condividere le stesse idee. Una volta ero supercontrollato, la polizia veniva a
casa mia due volte alla settimana, oggi che fine hanno fatto questi controlli?
Chiaro che poi non è giusto arrivare in Italia come fanno ora, questa e’
un’altra faccia dello schiavismo”.
Non si tratta del primo
caso di questo tipo in Lega. Molto attiva, nel partito, è per esempio Sandy Cane, sindaco di
colore di Viggiù, nel Varesotto. Sempre in provincia di
Varese, a Malnate, la sezione locale del partito è coordinata da Hajer
Fezzani, 39enne di origini tunisine.
Toni Iwobi, sempre presente alle manifestazioni della Lega Nord eccolo a Milano. (foto dal quotidiano "LaPadania")
domenica 22 gennaio 2012
Rivolta siciliana, onore alla Padania.
I tg nazionali continuano a ridimensionare (se non a tentare di screditare) la portata delle Cinque giornate siciliane. La rivolta organizzata dal Movimento dei Forconi che si sta estendendo a macchia d’olio in tutta la regione e che sta unendo in un unico grido di battaglia agricoltori e autotrasportatori, artigiani e marinerie, commercianti, studenti e tanti siciliani stanchi di una classe politica indecente, spaventa non poco. E hanno ragione: basta pensare che la Regione siciliana presieduta da, Raffaele Lombardo – solo per citare un esempio – a fronte della gravissima crisi che investe gli agricoltori dell’Isola, non ha trovato di meglio che ‘foraggiare’ l’azienda agricola e l’azienda agrituristica della stessa moglie di Lombardo, elargendole, complessivamente, circa 400 mila euro. Queste è l’idea dell’ ‘Autonomia’ che hanno i governanti sicilianI: impadronirsi delle risorse pubbliche e saccheggiarle.
Ora, però, tutte queste cose stanno venendo fuori. E questo spaventa tutta la politica siciliana truffaldina e mafiosa perché è contro tutti i partiti esistenti. Spaventa i poteri forti della Sicilia – mafia in testa – perché mina alle basi un sistema di potere contorto. Spaventa i grossi mezzi di informazione che da essi sono controllati. Non a caso, proprio stamattina, i poteri forti della Sicilia chiedono alla magistratura di indagare sul movimento. Dimenticando che i primi ad essere indagati dovrebbero essere i personaggi che, negli ultimi cinque anni, in Sicilia, si sono arricchiti con la gestione truffaldina dei rifiuti e dell’acqua. Acqua che, in barba al referendum, in Sicilia continua ad essere gestita dai privati. Agli amici della Padania promettiamo che nei prossimi giorni racconteremo – per citare un esempio emblematico – come ad Agrigento e provincia viene gestita ancora oggi il servizio idrico.
Non ci stupisce dunque che ci siano in atto tentativi di infangare una lotta che nasce dalla gente. In questo buio, una luce brilla sopra le altre: il quotidiano La Padania dedica un importate articolo in prima pagina alla rivolta siciliana. Cosa che la maggior parte della carta stampata nazionale più famosa non sta facendo se non per menzionare qualche incidente. Onore al merito. Sarà che, nonostante tutto, i padani hanno molte più cose in comune con i siciliani di quanto si pensi.A cominciare dalla battaglia contro uno Stato unitario che non ha funzionato e contro tutti gli ascari e i ladri (siciliani e padani) che per decenni (e ancora oggi) hanno venduto e vendono la loro terra e la loro gente ad un potere centrale asservito a tutto tranne che al bene comune. Del Nord come del Sud. Loro vogliono il federalismo. Noi lo abbiamo già con lo Statuto siciliano, anch’esso venduto e tradito.Una battaglia comune dietro ogni velo di maya. Il nostro giornale vuole avviare una collaborazione i colleghi della Padania. Per raccontare quello che in Sicilia viene tenuto nascosto. E cioè, per esempio, a quanto ammonta il vero deficit della Regione siciliana che va oltre i 5 miliardi di euro. Soldi che, alla fine, non potranno che essere pagati dal resto d’Italia – e in particolare dal Nord Italia – perché la Sicilia è stata ormai ridotta in ‘bolletta’ (dalle nostre parti in ‘bolletta’ significa sull’orlo del dissesto finanziario).
Ora, però, tutte queste cose stanno venendo fuori. E questo spaventa tutta la politica siciliana truffaldina e mafiosa perché è contro tutti i partiti esistenti. Spaventa i poteri forti della Sicilia – mafia in testa – perché mina alle basi un sistema di potere contorto. Spaventa i grossi mezzi di informazione che da essi sono controllati. Non a caso, proprio stamattina, i poteri forti della Sicilia chiedono alla magistratura di indagare sul movimento. Dimenticando che i primi ad essere indagati dovrebbero essere i personaggi che, negli ultimi cinque anni, in Sicilia, si sono arricchiti con la gestione truffaldina dei rifiuti e dell’acqua. Acqua che, in barba al referendum, in Sicilia continua ad essere gestita dai privati. Agli amici della Padania promettiamo che nei prossimi giorni racconteremo – per citare un esempio emblematico – come ad Agrigento e provincia viene gestita ancora oggi il servizio idrico.
Non ci stupisce dunque che ci siano in atto tentativi di infangare una lotta che nasce dalla gente. In questo buio, una luce brilla sopra le altre: il quotidiano La Padania dedica un importate articolo in prima pagina alla rivolta siciliana. Cosa che la maggior parte della carta stampata nazionale più famosa non sta facendo se non per menzionare qualche incidente. Onore al merito. Sarà che, nonostante tutto, i padani hanno molte più cose in comune con i siciliani di quanto si pensi.A cominciare dalla battaglia contro uno Stato unitario che non ha funzionato e contro tutti gli ascari e i ladri (siciliani e padani) che per decenni (e ancora oggi) hanno venduto e vendono la loro terra e la loro gente ad un potere centrale asservito a tutto tranne che al bene comune. Del Nord come del Sud. Loro vogliono il federalismo. Noi lo abbiamo già con lo Statuto siciliano, anch’esso venduto e tradito.Una battaglia comune dietro ogni velo di maya. Il nostro giornale vuole avviare una collaborazione i colleghi della Padania. Per raccontare quello che in Sicilia viene tenuto nascosto. E cioè, per esempio, a quanto ammonta il vero deficit della Regione siciliana che va oltre i 5 miliardi di euro. Soldi che, alla fine, non potranno che essere pagati dal resto d’Italia – e in particolare dal Nord Italia – perché la Sicilia è stata ormai ridotta in ‘bolletta’ (dalle nostre parti in ‘bolletta’ significa sull’orlo del dissesto finanziario).
sabato 21 gennaio 2012
Il Comandante Schettino della Costa Concordia.
Non è facile dire qualcosa di sensato o intelligente sulla tragedia della Costa Concordia: questo è uno dei motivi per cui la sera di martedì 17 mi sono trovato profondamente a disagio sentendo Crozza a Ballarò che ironizzava con doppi sensi e battutine varie prendendo spunto da tale accadimento.
Allo stesso modo è anche difficile mantenere la calma ed avere una reazione sensata o intelligente.
Premettendo che c’è un’indagine in corso e le varie responsabilità dovranno essere individuate dagli Organi competenti, ammettendo che il comandante Schettino sia il maggior, o forse anche unico, responsabile dell’accaduto ci si può domandare che senso possa avere una pena come quella ipotizzata, 15 anni in prigione, per colui che si sarebbe dimostrato essere un cretino e un codardo e farlo gravare per altri 15 anni sulle spalle di tutti noi al costo di centinaia di migliaia di euro all’anno (ammesso che fra 15 anni avremo ancora l’euro).
Se le indagini appurassero le responsabilità di Schettino, saremmo comunque di fronte ad un idiota, un imbecille, un codardo e un incapace: ma quanti ce ne sono di Schettino in giro per l’Italia liberi di muoversi? Metterlo in galera sarebbe una sorta di auto-difesa della collettività? Oppure sarebbe una breve vendetta? Oppure un mettersi in pace con la coscienza propria e collettiva? E dopo i 15 anni (al massimo) di prigione cosa avremmo risolto?
Schettino ha sicuramente provocato un danno inestimabile in termini di vite umane ed economici: si dovrebbe solo cercare di ridurre tale danno. I morti non tornano tra di noi, ma c’è tanta gente bisognosa di cure. Schettino andrebbe messo in pensione con disonore, dovrebbero essergli confiscati tutti i beni, gli andrebbe messo un braccialetto al polso per controllare i suoi movimenti e condannato a lavorare a vita per i servizi sociali.
Però viviamo in un Paese dove Erika De Nardo esce di prigione dopo 11 anni per avere ucciso a coltellate sua madre e il suo fratellino, Lele Mora è dentro da 6 mesi per bancarotta senza sapere se e quando potrà uscirne, e Cosentino è seduto comodamente tra i banchi della Maggioranza nella Camera dei Deputati del Parlamento Italiano. E pensare che la parola che più viene utilizzata recentemente è “equità”.
Maurizio Campari
giovedì 19 gennaio 2012
AGRICOLTURA: RAINIERI (LEGA), MONTI E MAGGIORANZA COME COMANDANTE SCHETTINO, FUGGONO LASCIANDO AFFONDARE IL PAESE
18 gennaio 2012
“Ancora una volta il Governo si dimostra dalla parte dei soliti poteri forti e ben distante dalle reali esigenze e necessità del Paese”. Così Fabio Rainieri, parlamentare parmigiano della Lega Nord e segretario della Commissione Agricoltura interviene a seguito della discussione del dl 216/2011, recante proroga dei termini previsti da disposizioni legislative.
“Mi sarei aspettato qualche intervento a favore delle aziende agricole, magari riguardo all’Imu. E invece nulla. Il Governo Monti e con lui la nuova maggioranza che guida il Paese si comporta come il tristemente noto comandante Schettino: fugge lasciando che il Paese affondi lentamente come una nave in rovina”.
“Un comportamento inaccettabile e nei confronti del quale la Lega Nord dice forte il proprio no. Più volte ho sottolineato che l’introduzione dell’Imu per le aziende agricole sancirà la fine del sistema agricolo del Paese. Un sistema del quale, evidentemente, il governo dei banchieri e dei professori non sa nulla. La conseguenza? Chiuderanno migliaia di aziende che non riusciranno a sopportare gli enormi costi ai quali fare fronte – tuona Rainieri -. Si tratta di aziende che da un giorno all’altro dovranno pagare il 1000 per cento in più rispetto a quello che pagavano prima. E quel che è peggio è che dovranno pagare per beni che da tutti sono considerati strutturali alla produzione”.
“Per l’ennesima volta – conclude Rainieri – questo Governo si schiera al fianco dei poteri forti e di quelle lobby industriali che non vedono l’ora di potersi appropriare dei terreni a discapito dei piccoli contadini che con la loro fatica e con il sudore della loro fronte hanno contribuito a rendere unico e inimitabile quel sistema agricolo che Monti vuole distruggere”.
Segreteria On. Fabio Rainieri
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