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sabato 20 agosto 2011

Che fine ha fatto la sinistra che osannava Obama e Zapatero?

Qualcuno ricorda i proclami vittoriosi e le esultanze della sinistra italiana quando Obama è diventato presidente degli Usa? E le scene di giubilo per Zapatero premier in Spagna? A sinistra nessuno ricorda più nulla. Ma noi, fortunatamente, abbiamo la memoria lunga. Ci ricordiamo i “Yes, we can” copiati da Walter Veltroni in Italia, i cartelli “Zapatero santo subito” apparsi sui carri colorati dei Gay Pride di Roma 2005, il documentario (se così si può chiamare) “Viva Zapatero” che nelle sale cinematografiche è diventato uno status symbol del perfetto radical chic: guai a non vederlo.
Cosa è rimasto di tutto questo? Assolutamente niente. La sinistra italiana, bastonata alle politiche del 2008, si è convinta di aver vinto le elezioni quando Obama è stato eletto presidente degli Usa, “il primo nero della storia” a diventare l’uomo più potente del mondo. Peccato che il Partito democratico statunitense abbia ben poco a che vedere con il Pd nostrano, ed anche l’idealizzato Obama, appoggiato da fior di banchieri e poteri forti, sia lontano anni luce dalla parabola del povero ragazzo di colore che dal bronx approda alla Casa Bianca. Obama è tutt’altro. Ma soprattutto ha fallito, travolto dalla crisi economica a cui ha assistito come spettatore e dal declassamento del rating Usa dalla tripla A a Aa+. Popolarità ai minimi oltre oceano, euforia trasformatasi in indifferenza nella penisola italica.
Idem per Zapatero:  idealizzato da Veltroni (ma sarà lui che porta sfortuna?), lanciato sul mercato da Sabina Guzzanti che ha ideato il documentario “Viva Zapatero” nel 2005, amato persino dai tre leader della maggiori sigle sindacali Epifani, Bonanni e Angeletti che in coro lo definivano “Un riformista vero” spingendosi fino a slogan come “Altro che Prodi, vogliamo Zapatero”, stimato dall’”autorevole” comico Maurizio Crozza che esclamava “Zapatero Zapatero/l’un per cento del tu carisma me serve aqui!!!”, il premier spagnolo ora ha ammesso di aver fallito, annunciando il suo addio nel 2012. I suoi tanti sostenitori, però, l’avevano già abbandonato. Anche in Italia.
Non c’è da stupirsi: per un breve periodo anche Tony Blair è stato icona della sinistra italiana. Per poco. Tutti i grandi leader europei che vengono accolti dalla sinistra come guru e nuovi Messia ben presto si rivelano dei bluff. Per inconsistenza dei soggetti, in primis, ma anche e soprattutto per ipocrisia della sinistra, che prima sostiene a spada tratta e poi volta le spalle quando si mette male.
Quando mancano idee e progetti, si idealizzano le persone e si formano i culti delle personalità. La sinistra europea e italiana ha bisogno di idoli in cui credere: oltre a Blair, Zapatero e Obama, fallimenti su tutta la linea, in Italia c’è stato il periodo di Veltroni, durato ancora meno. Ora i “salvatori”, i volti nuovo, il “vento del cambiamento” sono Giuliano Pisapia, Luigi De Magistris e Nicola Vendola. I primi due, eletti sindaci a Milano e Napoli, si stanno già rivelando bluff.
Dovremo aspettare che il terzo diventi premier per scoprirne l’inconsistenza, per usare un eufemismo? Speriamo di no.



fonte Blog: "Questa è la sinistra Italiana"

Sei parlamentari che vogliono il doppio stipendio.


Mentre i cittadini si preparano a subire le conseguenze di una manovra lacrime e sangue, c’è in Sicilia un piccolo esercito bipartisan di 6 parlamentari che ha fatto ricorso alla Corte dei Conti perché non vogliono perdere la pensione da consigliere regionale che è stata loro tolta perché non cumulabile con lo stipendio di parlamentare. Lo scrive  Emanuele Lauria su ‘Repubblica’. Un bel coraggio in un momento di crisi economica come questo. Soprattutto perché la pensione da consigliere di cui stiamo parlando si aggira tra i tre e i sei mila euro lordi al mese. Che sommati allo stipendio da parlamentare va a totalizzare, in alcuni casi, la cifra mensile di 20mila euro.
La fronda dei sei parlamentari è bipartisan: alla magistratura contabile si sono infatti rivolti l’ex ministro Calogero Mannino (gruppo misto della Camera), i senatori Sebastiano Burgaretta, Giuseppe Firrarello (Pdl), Vladimiro Crisafulli (Pd) e Salvo Fleres (Forza del Sud), il deputato pidiellino Alessandro Pagano.
Ma perché fanno ricorso? La manovra, oltre a imporre all’Assemblea regionale siciliana un taglio di 40 scranni (ora in totale sono 90), ha eliminato un privilegio tutto siciliano: la possibilità di cumulare la pensione da consigliere regionale con lo stipendio da deputato o da senatore. Una facoltà che era concessa sino a gennaio a chi aveva svolto il ruolo di consigliere in Sicilia, maturando il diritto al vitalizio prima di essere eletto alla Camera o a Palazzo Madama. Ora questo privilegio è sparito per effetto della manovra. Apriti cielo. Una fronda di sei parlamentari è scesa sul piede di guerra e ha fatto ricorso.

fonte: "informare per resistere"

mercoledì 17 agosto 2011

Continuano a ignorare gli appelli alla coesione e a invocare distruttivi scioperi generali.

Il Governo sta per varare una delle  finanziarie più dure  della nostra storia Repubblicana, manovra in cui ha messo la faccia e su cui il primo malcontento è proprio il Presidente del Consiglio, la Lega ha fatto muro e ha impedito l’aumento indiscriminato delle età pensionabili ma ovviamente i cittadini ci mettono come sempre i soldi. Intanto la sinistra critica e i poteri forti con cui va normalmente a braccetto fanno muro, la Cgil fa quello che gli viene da sempre meglio, sciopero!
Le soluzioni di questa sinistra sono sempre le stesse, e pensare che sono proprio loro gli specialisti a mettere le mani in tasca agli Italiani. Allora organizziamo delle belle manifestazioni di Piazza, un bel corteo, buttiamoci in mezzo un po’ di “no global” incentiviamo magari un bel tumulto così risolviamo i problemi !! La politica del “ tanto peggio tanto meglio non tramonta mai”.
Sa solo buttare benzina sul fuoco !! Grande l’idea progressista !!
Dicevamo, il Governo ci ha messo la faccia, invece la sinistra sa solo criticare e scioperare. E dovremmo farci governare da questi??  La maggioranza può dormire fra due guanciali, continuerà ad avere la maggioranza più uno per disperazione e convenienza!! La Grecia che ha imboccato la via della protesta chiassosa e a volte violenta si sta distruggendo con le sue mani senza essersi rimboccata le maniche e precipita ogni giorno più giù nel baratro. Che provino finalmente a fare qualcosa loro, qualcosa di concreto, una proposta accettabile, realista !! Non solo (va di moda!) proporre il dimezzamento dei parlamentari, proposta su cui sono ovviamente arrivati ultimi ma che poi facendo parte anche loro della “casta” non trova sbocco realistico!! Insomma la solita storia, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna producono quasi il 70% della ricchezza Italiana e non si vede cosa potrebbero fare di più, il mezzogiorno arranca come sempre e si è visto che i finanziamenti non servono a nulla, soldi buttati o nella migliore delle ipotesi finiti in mano alle organizzazioni criminali, circa 140 miliardi di euro negli ultimi 40 anni che ben poco hanno prodotto. Adesso quelli che sanno dire solo no e incrociano le braccia che ci provino loro a fare qualcosa !!

Raffaele, Il pensiero verde.

venerdì 12 agosto 2011

Follia Fassino: il direttore del Comune di Torino, Cesare Vaciago, guadagnerà 49mila euro al mese


Ancora Torino, ancora Fassino. Dopo i 187.000 euro all’anno di stipendio elargiti all’addetto stampa Giovanni Giovannetti (64.000 euro all’anno in più rispetto al precedente portavoce di Chiamparino), la “stipendiopoli” di Fassino colpisce nuovamente. Il capoluogo piemontese si conferma primo laboratorio a livello nazionale delle ambiguità della sinistra italiana. Questa volta è la controversa figura del city manager, ossia il direttore del Comune, a fare scalpore. Confermato Cesare Vaciago, ma con uno stipendio raddoppiato: 49mila euro al mese. Una follia.
Da ricordare che Torino continua ad essere la città più indebitata d’Italia con i suoi 5,7 miliardi di debito, corrispondenti a 5.781 euro a singolo cittadino. E che Fassino si è dichiarato costretto ad introdurre nuove tasse comunali: prossimamente anche il biglietto Gtt (l’azienda di trasporto locale) aumenterà da 1 euro a 1 euro e 20 per una corsa unica.
Eppure, a giudicare dagli stipendi d’oro, il Comune di Torino non sembra piangere miseria da quando si è insediato Fassino.
Per quanto riguarda il city manager, l’impegno di spesa assunto per l’anno 2012 è pari a 589.000 euro, come si può apprendere dalle determinazioni dirigenziali pubblicate sul sito del Comune di Torino: la terza partendo dal basso, contrassegnata dal numero cronologico 821, è quella che ci interessa.
DETERMINAZIONE: ART. 108 D.LVO N. 267/2000 – NOMINA DEL DIRETTORE GENERALE. IMPEGNO DI SPESA IN ESECUZIONE DELIBERAZIONE G.C. 7.6.2011 (MECC. 2011 3336/04) EURO 589.692,00
589.692 euro all’anno corrispondono a 49mila euro mensili. A carico del contribuente.
Qui l’articolo apparso sul giornale locale “Però Torino”:
http://www.perotorino.it/politica/retroscena/29237-stipendiopoli-a-torino-il-direttore-del-comune-raddoppia-49mila-euro-al-mese


Quanto alla delibera di affidamento dell'incarico per il 2012, eccola qui.Vaciago andrà in pensione il 31 dicembre del 2012 e non osiamo pensare alla buonuscita, dopo tanti anni di contratti a tempo "determinato". Insomma, come per l'addetto stampa di Fassino, Giovanni Giovannetti, sulla parte ufficiale del sito dedicata alla trasparenza, si mette lo stipendio base, ma poi l'impegno di spesa è ben superiore. Per Giovannetti, ricordiamo, è di 187.000 euro, cioè circa 15.500 euro mensili.
Quanto alla successione di Vaciago per il 2013, da tempo di parla insistentemente di Paolo Cantarella, ex amministratore delegato della Fiat, andato via dal Lingotto dopo il disastro finanziario di cui è stato ritenuto corresponsabile, ma con una buonuscita di 20 milioni di euro, come ha scritto il "Sole-24Ore".

fonte Blog "questa è la sinistra Italiana"

mercoledì 10 agosto 2011

La guerra fra toghe che ha spaccato il Tribunale dei minori


Bologna, 9 agosto 2011 - ALL’APPARENZA, la ‘guerra’ è finita. Il presidente del Tribunale dei minori Maurizio Millo ha vinto e i giudici non allineati, Guido Stanzani e Francesco Morcavallo, sono stati trasferiti in un’altra sede. All’apparenza, appunto. In realtà, ciò che è successo nei mesi scorsi nel Tribunale di via del Pratello è qualcosa di un po’ più complicato rispetto a quello che è passato sui giornali, cioè la lite fra il presidente e due colleghi ‘rompiscatole’, cui il Csm ha dato torto. Quello che è successo, in realtà, è lo scontro fra due modi di concepire la giustizia minorile.
DA UNA PARTE, gli ‘eretici’ Stanzani e Morcavallo, secondo i quali in Tribunale da anni è in uso una prassi nociva, per cui i giudici, nei casi di famiglie problematiche, prendono provvedimenti provvisori (non appellabili) con cui limitano la potestà dei genitori, dando poi una delega in bianco ai servizi sociali per controllare la situazione. Il tutto senza sentire entro pochi giorni mamma e papà, come invece (secondo Stanzani e Morcavallo) imporrebbe il principio del contraddittorio. La prima udienza è invece fissata a 6-8 mesi. Questi decreti provvisori, poi, vengono prorogati e, di fatto, durano anni.
Di proroga in proroga, i figli crescono e i genitori invecchiano, sotto il controllo-minaccia dei servizi sociali, che invece di assistere le famiglie diventano per loro una fonte di paura (paura che vengano tolti i figli). In alcuni casi-limite, questa situazione dura davvero tanti anni, senza che si arrivi mai a una definizione. Senza contare il potere sempre crescente dei giudici non togati, psicologi ed educatori. Morcavallo e Stanzani, invece, hanno tentato di invertire la tendenza, riesaminando i casi pendenti e, sentite le parti, facendo decreti motivati. Cosa che, a loro dire, i colleghi nella maggior parte dei casi non fanno.
La versione del presidente Millo è però ben diversa: «Le parti vengono sempre sentite — spiega — e la natura stessa del procedimento minorile impone tempi lunghi per valutare se le soluzioni decise dal giudice producano sulla famiglie gli effetti sperati».
IL CASO è finito al Csm, Stanzani e Morcavallo hanno avuto la peggio e sono stati trasferiti. Da pochi giorni hanno preso servizio a Modena. Stanzani è un giudice esperto, è stato presidente di sezione e per lui il Csm aveva in serbo un trasferimento per incompatibilità ambientale (non disciplinare). Allora l’interessato ha chiesto di essere trasferito. Ora è alla sezione lavoro. «Sono tornato a fare il mio mestiere — dice —. Mi sembra di essermi liberato da un incubo. Ho cercato di introdurre varianti, che sono state completamente rifiutate».
Morcavallo, al contrario, è poco più che trentenne. Bologna era uno dei suoi primi incarichi. Per lui il Csm ha aperto un procedimento disciplinare e chiesto (evento piuttosto raro) il trasferimento cautelare. Sia Stanzani che Morcavallo hanno presentato un esposto alla Procura generale della Cassazione sulla situazione del Tribunale dei minori di Bologna.
LE DUE visioni diametralmente opposte avevano creato un clima di tensione in Tribunale, con camere di consiglio infuocate. Due i casi simbolo: quello del piccolo Devid Berghi, il bambino morto di freddo in piazza Maggiore, per il quale Millo aveva preso la decisione provvisoria di sospendere la patria potestà ai genitori ma Morcavallo, nella successiva camera di consiglio, ha messo in minoranza il presidente e la potestà è stata ripristinata.
Ancora più eclatante l’altro caso, relativo a una bambina che oggi ha 11 anni. L’avvocato dei genitori della piccina, Rita Rossi, ha denunciato il presidente del collegio (uno dei sei giudici dell’ufficio) per falso materiale e ideologico e abuso d’ufficio. Questo perché il giudice avrebbe, secondo le accuse, violato la procedura esautorando in modo irregolare il collega relatore, cioè Morcavallo, facendo sparire dal fascicolo la ‘minuta’ firmata dallo stesso Morcavallo e scrivendo di proprio pugno il decreto.
La replica di Millo: «Il presidente del collegio si è avvalso di un potere previsto dalla legge. Quando il relatore stende le motivazioni in modo diverso rispetto alla decisione del collegio, il presidente assume ruolo di estensore della sentenza. La ‘minuta’ di Morcavallo non aveva più alcuna rilevanza».
di GILBERTO DONDI

Associazione a delinquere, ma il Pd lo ha salvato.


Venti giorni fa l’aula ha negato l’arresto a Tedesco del Partito Democratico, ma i Magistrati insistono: Pilotava la sanita, deve andare in carcere! Il tribunale del riesame ha detto che era a capo di una organizzazione criminale che per quattro anni ha influenzato e pilotato le scelte regionali sulla sanità. Un altro degli obbiettivi , di quella che la magistratura chiama e di cui accusa Tedesco “associazione a delinquere”  era quello di avere il controllo di un pacchetto di voti a favore del gruppo politico dello stesso Tedesco.  Così la Procura di Bari presenterà una nuova richiesta di arresto avallata ora dalla sussistenza delle prove del Tribunale del riesame. Avranno ora i “compagni” la faccia tosta di usare ancora due pesi  due misure ?

"il pensiero verde"

l'ipocrisia è di sinistra.

La sinistra di questo paese non si smentisce per l’ennesima volta, il loro DNA è questo non c’è nulla da fare. Pochi giorni fa la Deputata Paola Concia per Pd si è sposata con una donna tedesca. La cerimonia si è svolta in Germania per garantire alla coppia Gay di usufruire di quei diritti che l’Italia ancora non consente. L’unione è in realtà civile ma ovviamente è una notizia e un fatto pubblico, perché come ci hanno insegnato le femministe nelle manifestazioni contro il Premier il privato è politico!! Comprensibile la polemica innescata con il giornale dei Vescovi che naturalmente difendono le “unioni naturali” con la paura che si cerchi di innescare una macchina del consenso diretto a legalizzare le così dette “unioni civili” fra persone dello stesso sesso. Fino a qui direi tutto normale se non fosse che da parte del Pd, partito della Concia, nessun dirigente, nessun segretario, nessun porta borse abbia ritenuto opportuno spendere una parola per replicare ad Avvenire (il quotidiano dei Vescovi) non solo il diritto di farsi fotografare al proprio matrimonio, o meglio “unione” ma anche il diritto più generale e piùomeno discutibile degli omossessuali alle unioni civili. Nessuna levata di scudi, non un commento, solo un pietoso silenzio intriso di classica ipocrisia di sinistra. L’imbarazzo è stato evidente, dalla Rosi Bindi che dopo aver ricevuto la partecipazione ha allargato le braccia dicendo: “Ma cosa si dice in questi casi ?”.  Onorevoleeeeee!!!!!!! Si fanno gli auguriiiii !!!!  . E Bersani ? Pare non abbia mandato non dico un regalo ma nemmeno gli auguri. Infine ma non per ordine di importanza, il silenzio tombale di udite udite, Nichi Vendola.
Questa battaglia il Pd doveva combatterla quantomeno per il rispetto di se stesso e invece hanno nascosto la testa sotto la sabbia lasciando al periodico “Vanity Fair” una pubblicazione delle foto della cerimonia e il compito di rispondere all’ Avvenire che la Concia ha peraltro querelato. Tutto quasi come se si trattasse di un semplice problema editoriale. Che vergogna !!

"il pensiero verde”

La vera "casta" dei privilegiati? Vendola e la Regione Puglia. Leggete!


La Puglia di Nichi Vendola è il Bengodi d’Italia per quanto riguarda gli stipendi di presidente della Regione, consiglieri regionali e assessori regionali. La stessa Puglia i cui consiglieri regionali, in modo trasversale, hanno protestato per vedersi percepiti i “rimborsi” che spettavano loro secondo una sentenza della Corte costituzionale. Ha fatto notizia, Vendola ne ha approfittato per bollare tali consiglieri come “furbetti del rimborsino” (testuali parole) facendo intendere di essere sdegnato da un tale attaccamento al Dio denaro. Davanti alle telecamere e sui giornali. Mancavano soltanto i monologhi su video diffusi via web e poi il repertorio vendoliano era completo. Eppure Vendola stesso nella precedente legislatura era il presidente della regione più pagato d’Italia, e pure in questa legislatura non se la passa male. E non sembra sentirsi in colpa.
Sufficiente fare il raffronto con regioni come Emilia Romagna e Toscana, simili alla Puglia per abitanti e superficie territoriale. Regioni rosse anch’esse, ma assai più virtuose. Ebbene: la Puglia ha una superficie di 19.370 kmq e conta 4.091.000 abitanti (cifra arrotondata); la Toscana è estesa per 22.944 kmq e ha 3.734.000 abitanti; l’Emilia Romagna 22.466 kmq e 4.417.000 abitanti. Secondo logica, i tre presidenti di Regione dovrebbero percepire la medesima cifra. Invece no: il ragguardevole stipendio di Vendola ammonta a 14mila 595 euro al mese, mentre i governatori emiliani e toscani sono ben lontani da ingaggi a due cifre: il primo, fra indennità e spese, percepisce 7mila 768 euro; il secondo arriva a 7mila 106 euro. La metà.

Pure i consiglieri e gli assessori regionali non fanno certo la fame: un esponente della giunta pugliese incassa 4mila 847 euro in più rispetto all'omologo emiliano, 5mila 122 euro in più di un toscano e 2mila 800 in più di un piemontese. Al mese. La musica non cambia per i consiglieri: 4mila 766 euro più di un emiliano, 2mila 695 euro più di un toscano e 3mila 014 più di un piemontese. Perché il raffronto anche con il Piemonte? Pure il Piemonte, per estensione e numero di abitanti, ha caratteristiche simili alla Puglia: 25.402 kmq e 4.457.000 abitanti. Regione leggermente più estesa e popolata, anche assai più ricca e industrializzata, eppure assessori e consiglieri guadagnano meno dei colleghi pugliesi: solo il presidente, attualmente Cota, guadagna quanto Vendola, ossia poco meno di 15mila euro.

Ma torniamo a Vendola. Nella precedente legislatura ammontavano esattamente a 24.619,94 euro gli emolumenti che il governatore con l'orecchino incassava ogni mese. 
Comprendevano, con l'indennità di carica, anche la diaria ed i rimborsi a forfait per missioni nel territorio regionale che invece regioni come Lombardia e Veneto corrispondono separatamente ai propri presidente. Il raffronto con gli emolumenti dei presidenti delle due principali regioni del nord Italia della scorsa legislatura è agghiacciante: per Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, l'indennità di carica era di 12.434, 32 euro, la diaria mediamente di 2.621, 52 ed il rimborso a forfait per missioni nel territorio regionale in media 3.525, 13 euro, per un totale quindi di 18.580, 97 euro al mese ed una differenza di 6.038,97 euro in meno in confronto a ciò che incassava Vendola. Ancora più marcata la differenza con Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto, al quale andavano gli stessi 12.434,32 euro di Formigoni per indennità di carica, gli stessi 2.621,52 di diaria, ma un rimborso a forfait per missioni nel territorio regionale inferiore, 2.020,58 euro. Un totale di 17.076, 42, ossia 7.543,52 in meno di quanto percepito da Vendola. 

Il governatore della Puglia, ossia il "nuovo che avanza", è quindi strapagato, i consiglieri e gli assessori pugliesi sono strapagati, ma saranno almeno in pochi? Nient'affatto!
La Puglia non si fa mancare nulla, e detiene un piccolo record anche nel numero dei consiglieri. Sono 70 in totale. "Un numero nella media", dichiarava in un'intervista il
 presidente della commissione Affari istituzionali, Giannicola De Leonardis (Udc). Non è così vero: la Puglia è al quarto posto dello Stivale, ben sopra la media. Al primo c'è la Sicilia (90 deputati regionali), seguita da Sardegna e Lombardia (80) e dal Lazio (74); a un gradino dal podio, il Trentino e la Puglia (70). Trentino, Sardegna e Sicilia sono a statuto speciale, Lombardia e Lazio sono le due regioni più importanti d’Italia. Nelle regioni come Emilia Romagna, Toscana e Piemonte, che come detto hanno caratteristiche simili alla Puglia, i seggi non superano rispettivamente quota 50, 55 e 60. Non di più. Infatti il “tacco” dello Stivale sta studiando una cura dimagrante, che però entrerà in vigore solo con la legislatura che inizierà nel 2015. Ci sarà ancora Vendola?
Capitolo vitalizi. Anche su questo fronte la Puglia si fa notare. In undici tra le venti regioni è possibile percepirli. In Emilia, Piemonte e Toscana il vitalizio è più striminzito: tra il 20 e il 30 per cento dell'indennità base, dopo cinque anni; tra il 50 e il 70 per cento per i veterani, ossia coloro con tre legislature (quindici anni) sulle spalle. Percentuali che salgono per i consiglieri regionali pugliesi che terminano il mandato: 40 per cento (cinque anni), 65 per cento (dieci anni), 90 per cento (quindici anni). Tutto questo mentre si annuncia, ad esempio, il ritorno dell’Irpef per la prima casa: dal 2014 i pugliesi pagheranno il 20% sulla rendita catastale.

Di: Riccardo Ghezzi  da "questa è la sinistra Italiana"

Leggete bene: L’Europa non ha “commissariato” il Governo, ma ha bollato la sinistra italiana di inaffidabilità!


I campioni della sinistra italiana si sono scatenati: l’Italia “commissariata” da Francoforte (sede della BCE-Banca Centrale Europea), fateci sapere che c’è scritto nella lettera scritta a quattro mani  dalla Merkel e  Sarkozy.  Quello che era successo è ben noto. Giorni fa il Governo, con il Premier e Tremonti in prima fila, ha presentato il cosiddetto “Piano per il pareggio di bilancio entro il 2014”. Questo è un documento che elenca una serie di interventi e di provvedimenti mirati a far sì di poter raggiungere entro il 2014, si badi bene, non la riduzione del deficit pubblico, ma solo il pareggio del bilancio dello Stato. In altri termini, l’obiettivo del Piano è quello che nel 2014 la somma della Spesa Pubblica,  più gli Interessi da pagare per l’enorme debito accumulato nel passato, siano esattamente uguali alle Entrate dello Stato. Dopo di che, questo risanamento strutturale, cioè definitivo e non congiunturale od occasionale, dei conti pubblici dovrebbe consentire una inversione di tendenza dal 2014 in poi, con un disavanzo primario positivo (al netto degli interessi) e l’inizio dell’abbattimento del debito. Questo è quello che ha fatto il Governo nella sua autonoma capacità decisionale. E si è trattato di una operazione nè facile, nè indolore, in quanto le misure adottate sono altamente impopolari e destinate a creare un diffuso malcontento. Ma il Premier, secondo ragione e coscienza, ha fatto buon viso a cattiva sorte ed ha deciso di  privilegiare il rispetto delle regole imposteci dall’Europa in materia di bilanci, ben sapendo che ciò mette in cattivissima luce il Governo e dà spunti per il solito il gioco al massacro della sinistra - che si è guardata bene dal comprendere e condividere misure che sono funzionali all’interesse generale del Paese cavalcando il solito puledro della demagogia- piuttosto che pensare ad interessi particolari di bottega, alla Prodi. Col rischio che poi il Paese cada in mano alla sinistra alle prossime elezioni. Ma il sacrificio ed il rischio sono giustificati dalla considerazione che è meglio lasciare il Paese in buona salute alla sinistra, piuttosto che lasciarlo affondare in una palude alla greca. Poi quello che è successo sta sotto gli occhi di tutti quelli che non li hanno chiusi per far finta di non vedere. La manovra del Piano si aggirava sui 43-45 mdi di €. Ma poi è successo che per un effetto domino iniziatosi negli USA, la “speculazione” degli investitori internazionali, che poi tale non è, abbia aggredito l'Italia (e la Spagna) spostando enormi capitali in Germania, con la vendita di valanghe di certificati di credito nostrani e l’acquisto di valanghe di Bundes Obbligazionen. Il risultato è stato che lo spread (il divario dei rendimenti offerti) tra Bundes e BTP si sia quadruplicato, arrivando alla cifra record di 400 punti base. Questo perché, se l’Italia versa in condizioni finanziarie ritenute critiche, allora per attrarre investitori sui propri titoli, ritenuti meno sicuri di quelli tedeschi, deve corrispondere un interesse maggiore di quelli tedeschi. Ma la situazione economica italiana è tutt’altro che disastrosa, è solo il debito pregresso che è mostruoso, disavanzo non accumulato né dà Berlusconi, né per la verità da Prodi, ma dai governi loro precedenti dal 1975 in poi. Ora si deve sapere che col debito che ci ritroviamo, 30.000 € a testa ogni italiano e clandestino!!!, un divario di 100 punti base tra BPT e Bundes comporta un aggravio di 16 mdi € per maggiori interessi. L’aumento di 300 punti base verificatosi all'improvviso, comportando 48 mdi di maggiori esborsi si è di fatto mangiato in un sol giorno più dell’ammontare dell’intera manovra predisposta per i prossimi due anni dal duo Berlusconi-Tremonti! Di fronte a questo dramma, l’unico rimedio possibile era quello di far vedere agli operatori internazionali, che non sono speculatori, ma solo investitori che fanno i propri interessi,  che stavolta si fa sul serio, e che a lucrare sui BPT italiani si rischia di bruciarsi le mani. Di qui la decisione autonoma di Roma di anticipare al 2013 gli effetti della manovra studiata per il 2014. Decisione condivisa anche dall’UdC al punto da far annunciare a Casini l’appoggio esterno al Governo per consentirgli di attuare questo programma il più rapidamente possibile, per decreto. Addirittura, per ottenere questo, si sono riaperte le Camere con la sospensione temporanea delle ferie estive dei deputati. In tutto questo ci siamo mossi da soli, senza interferenze od intromissioni esterne, né della CE, né di suoi Paesi membri. E sfido chiunque a dimostrare il contrario. Naturalmente, l’Italia non vaga da sola in remoti spazi siderali, ma sta in Europa, nella Comunità.  A fronte delle misure adottate dal nostro Paese, il Governatore BCE Trichet, anche su sollecitazione del nostro Premier, si è attivato per porre in atto una manovra concordata col nostro Governo per ottenere che la Banca centrale fosse autorizzata a rastrellare sul mercato i titoli di stato italiani per sollevarne le sorti e renderli più appetibili a tassi di rendimento ridotti rispetto a quelli che si erano dovuti corrispondere nelle ultime aste dei giorni scorsi. Ora è vero che questo è un grande aiuto per l’Italia, ma lo è soprattutto per l’Europa, perché se dopo  quello di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, con capacità produttive, PIL e fondamentali dell’economia lontanissimi  da quelli italiani, si registrasse anche il cedimento dell’Italia, ci sarebbe il via libera per l’attacco finale a Francia, Olanda, Belgio, Germania e Finlandia, cioè all’intera Eurozone e quindi all’euro. Quindi l’Europa ci aiuta a salvarci per salvare se stessa, che è poi la ragione per cui c’è la BCE. Ora questa non è una confraternita per la beneficienza agli orfanelli, ma l’istituto di credito a salvaguardia e garanzia della moneta europea. E’ chiaro che corre in aiuto di un Paese se e solo dopo che questo ha preso adeguate misure per fronteggiare la situazione. Perciò Trichet e Draghi si son mossi solo DOPO il varo del piano di rientro Berlusconi-Tremonti, limitandosi a commentare in una lettera a firma di entrambi che le misure appaiono in linea con le necessità, ma che la situazione è tale per cui sarebbe auspicabile che la manovra fosse definitivamente approvata in tempi brevi, mentre si condivide pienamente la decisione, che appare del tutto giustificata, di anticiparne gli effetti al 2013 come deciso dall’Italia. Dove sta l’interferenza? Tutto si è svolto in pratica secondo la prassi, nel doveroso rispetto del ruolo e degli interessi di tutti. In effetti, la sinistra come al solito mistifica e falsa le situazioni,  con una protervia ed azioni di sciacallaggio politico riprovevoli e ributtanti, con una faccia tosta veramente disgustosa e degna solo di disprezzo. La lettera della BCE, in effetti, va letta bene là dove suona esortazione a far si che la manovra venga approvata.  Perché secondo voi la BCE ha messo in evidenza un punto che appare ovvio? Che ragione ci sarebbe che la manovra non fosse approvata da chi l’ha studiata e definita? Vi pare che Berlusconi e Tremonti possano chiedere al Parlamento di non votarla? In effetti la vera preoccupazione della BCE è che al solito la sinistraccia che ci ritroviamo dentro casa, cominci a fare barricate ed ostruzionismi per boicottare il provvedimento e la sua approvazione in tempi brevi. E’ questo il punto cruciale: non serve approvare la manovra ad ottobre. Piuttosto occorrerebbe farlo con una operazione lampo e con un tacito accordo bipartisan, perché niente è più efficace sul piano internazionale che offrire l’immagine di un Paese unito e tutto raccolto in difesa dei propri interessi. Se voi doveste prestare 1000 € vi sentireste più sicuri a darli ad una persona che vedete filare d’amore e d’accordo con moglie e figli o ad una famiglia litigiosa dove ciascun componente fa i propri comodi, se ne frega degli altri e non mostrano un minimo di solidarietà tra loro? Purtroppo questo non succederà, e non per colpa del Governo. Di qui la sortita di Casini in appoggio dell’Esecutivo, cui vedrete ben presto altri assoceranno, isolando i soliti sfascisti reazionari e conservatori che vogliono la rovina del nostro Paese, l'unico modo che hanno di prendersi il potere. La strada del decreto legge pare quindi assicurata e rapidamente percorribile senza rischi, nonostante Mr Sintassi e la Tisana al Ginseng Ber Sani. Poi la lettera franco-tedesca. Ora io vi chiedo: che significa in concreto che la BCE arraffa sul mercato i BTP italiani? Non è semplice spiegarlo, ma lo facciamo diventare quasi banale, che tra noi ci capiamo. Tutto funziona come se Francia e Germania, cioè quelli che sono in questo momento le locomotive trainanti dell’Eurozone, avessero detto a russi, cinesi, americani, giapponesi, Paesi OPEC, Sudafrica, Brasile, Corea ed Australia: attenzione, della capacità dell’Italia di far fronte al proprio disavanzo pubblico noi ci rendiamo garanti a tutti gli effetti, quindi regolatevi di conseguenza; l’Italia non è sola, i suoi fondamentali sono solidi (altrimenti non sarebbero così pazzi da garantire per noi….) ed il suo debito pubblico per voi è come se non esistesse, ce la vediamo tra noi europei. Quindi hanno assicurato tutto il mondo sulla solvibilità dell’Italia, rendendosene garanti. Siccome non sono autolesionisti, se lo hanno fatto vuol dire che ci credono e che è vero. E volete che Berlusconi leggesse di questo sostegno, di questa patente di credibilità data all’Italia sulla Repubblica? Non vi sembra che sia più “normale”, lineare e trasparente che abbiano scritto al diretto interessato, vista anche la drammatica importanza delle azioni da attuare? E nel tono della lettera non cogliete anche in questo caso che l’unica, vera  preoccupazione che emerga da Merkel-Sarkozy sia il timore del solito irresponsabile atteggiamento distruttore della sinistra che potrebbe “porsi di traverso?” Vi pare che abbiano fatto come con la Grecia il cui Governo è stato chiamato a rapporto dandogli l’elenco delle cose da fare pena l’abbandono al proprio destino di quel Paese? Vi pare che le cose siano andate allo stesso modo? In realtà è la sinistra ad essere commissariata, confinata, relegata nella sua malvagia ed ignobile determinazione di voler nuocere al Paese, con la solita vigliacca strategia del tanto peggio, tanto meglio di cui sono da sempre prigionieri e dalla quale non riescono ad liberarsi. Pure quelli che si erano illusi che da quelle parti qualcosa fosse cambiato si son dovuti ricredere. E siccome per quanto facciano, od abbiamo fatto, sono espressioni della cultura di destra, ecco che sono cominciate le operazioni per il ritorno all’ovile. Ha cominciato Casini, vedrete che adesso seguiranno gli altri, magari anche Rutelli che per quanto mi riguarda abbandonerei volentieri al proprio destino. Per la sinistra, l’ennesima occasione mancata per contribuire costruttivamente alle fortune del Paese e di concedersi un minimo di credibilità politica. Vedrete, alla fine sono sicura che la gente capirà. 


Di: Caelsius. Fonte Blog, "questa è la sinistra Italiana"

Gli immigrati stuprano dieci volte più degli italiani.


In Italia, gli immigrati stranieri hanno una propensione allo stupro dieci volte maggiore rispetto agli italiani. Lo dicono dati attendibili, diffusi dal Viminale. Eppure la contro-propaganda militante sta tentando di inculcare la convinzione che le donne italiane siano vittime di stupri o violenze sessuali quasi esclusivamente all'interno delle mura domestiche, in famiglia, addirittura per mano del partner. Un dato, falso, che ha un duplice obiettivo: riabilitare gli stranieri ed anche infangare l'istituzione della famiglia. Il tutto condito dallo slogan, in tipico stile “sinistrese”, “Inutile imporre i vigili di quartiere o le telecamere nei parchi, se intanto le donne vengono stuprate quando tornano a casa”. Bel colpo: tranquillizzare sulla questione immigrati per diffondere un terrorismo psicologico ancora peggiore sulle violenze in famiglia.

Tutto vero? Nient’affatto. Analizziamo prima i dati del Viminale. Gli ultimi attendibili e disponibili su internet sono stati diffusi nel 2009 e riguardano l'anno 2008, in cui sono stati individuati 8.845 stupratori. Nel triennio 2006-2008, gli autori degli stupri sono stati italiani nel 60,9% dei casi, stranieri nel 39,1%: tra questi ultimi, spiccano i romeni (7,8%) seguiti dai marocchini (6,3%). Le vittime di violenza sessuale sono state perlopiù donne (85,3%) di nazionalità italiana (69,9%). La maggior parte degli stupri rientrano nelle violenze sessuali non aggravate. 
 Considerando che la popolazione straniera, per ora, è il 7% del totale, non servirebbe aggiungere altro. Facendo due conti sul 2008, gli stupratori italiani sarebbero stati all'incirca 5.395 e quelli stranieri 3.450. La popolazione italiana costituita da uomini dai 14 agli 80 anni corrispondeva a 23.634.154 persone. Vuol dire che poco più di 2 uomini italiani (2,2 per la precisione) su 10.000 sono stati individuati come stupratori nel 2008. La popolazione straniera regolare dai 14 agli 80 anni corrispondeva invece ad un totale di 1.373.045 unità. Aggiungendo con criteri statistici 400.000 irregolari si arriva a 1.773.045. In questo caso il tasso si alza: 20 immigrati (19,5 per la precisione) su 10.000, ossia 2 su 1.000, sono stati riconosciuti come stupratori nel 2008. Una propensione allo stupro dieci volte superiore. E sono dati approssimati per difetto, perché sono compresi reati riconducibili a forme aggravate di violenza domestica, quindi non veri e propri stupri, che logicamente alzano la percentuale degli italiani.

Andiamo avanti: nel 2007 sono stati accertati 4.812 casi di violenza sessuale (8.749 autori riconosciuti), più di 13 al giorno. Un dato in calo rispetto ai 5.062 del 2006 (7.715 autori riconosciuti). Il dato interessante, che potrebbe essere interpretato in chiave positiva (maggiore coraggio nel denunciare), è che le violenze denunciate sono progressivamente aumentate negli anni: 2.194 nel secondo semestre 2005, 2.429 nel primo semestre 2006, 2.633 nel secondo semestre 2006, 2.489 nel primo semestre 2007.
Nel 2004, su 2.780 denunciati o arrestati per violenza sessuale, 35% erano stranieri. Nel 2005, su 2.382 denunciati, gli immigrati sono saliti al 38,2%; nel 2006, su 2.706 denunciati, gli stranieri erano il 38%.
In pratica, nel 2006 oltre un denunciato per stupro su tre era immigrato. Di questi, il 6,7 di nazionalità romena, il 5,9% marocchina, il 3.7% albanese. Nel 2007 le persone denunciate o arrestate per violenza sessuale sono aumentate del 15% rispetto al 2006, un incremento dovuto quasi esclusivamente ai romeni. Dunque, una percezione non proprio inattendibile. Aumentano gli stranieri, aumentano le denunce per stupro. E la percentuale degli immigrati denunciati o arrestati per stupro non è mai inferiore al 35% del totale, a fronte di una popolazione straniera del 7% (o inferiore, negli anni precedenti).

Perché allora si dice il contrario? Perché diffondere le bufale sugli stupri in famiglia o sui partner che si trasformano in orchi? Semplicemente sulla base di dati Istat commissionati nel 2006 dal ministero delle pari opportunità la cui titolare era all'epoca la diessina Barbara Pollastrini, governo Prodi. L'indagine è stata resa pubblica nel febbraio 2007, e da allora sembra essere l'unica fonte attendibile sulle violenze sessuali compiute in Italia. Da un campione di 25.000 interviste, trasportato in dimensione nazionale, è risultata una proiezione di circa 7.000.000 di donne che subiscono violenza dal proprio partner o ex partner. Un numero enorme e poco credibile, che però ha una spiegazione. Il questionario è stato elaborato in collaborazione con le operatrici di vari centri antiviolenza, con l'obiettivo di far risultare dati numerici impressionanti e da allarme sociale. Non a caso, soltanto 7 erano le domande inerenti alla violenza fisica, 8 quelle riguardanti la sfera della violenza sessuale, lo spazio concesso alla violenza psicologica racchiudeva invece ben 24 domande.
Alcuni esempi:
«La ha mai criticata per il suo aspetto?»
«...per come si veste o si pettina?»
«...per come cucina?»
«...controlla come e quanto spende?»
Domande studiate con l'obiettivo di ottenere una percentuale congrua di risposte affermative. In tal caso le intervistatrici avrebbero potuto spuntare la voce «violenza» all'insaputa dell'intervistata stessa, che molto probabilmente non percepiva affatto tali atti come violenti. Ecco come nascono 7 milioni di vittime tra le mura domestiche. Per la precisione, "6 milioni 743 mila donne dai 16 ai 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita". Addirittura il 31,9% del totale della classe di età considerata: un'enormità. La curiosità è che le violenze psicologiche, nonostante lo spazio prevalente nel questionario (24 domande), non sono state neppure nominate al momento di pubblicare i risultati. Il dato del 31,9%, infatti, viene citato come percentuale di vittime di violenza fisica o sessuale.

Mentre i giornali, creduloni, titolavano a caratteri cubitali che il 69% delle violenze sessuali in Italia è opera del partner o dell'ex partner, proprio sulla base di questi dati Istat, il Viminale ha continuato a diffondere i dati differenti che leggiamo sopra. Allarmanti anch’essi, ma in una direzione completamente opposta.
Non sarà che le vittime di violenza sessuale per mano del proprio partner non denunciano il reato, invece se l'aggressore è un estraneo sì? Non è vero nemmeno questo: sempre l'Istat, la cui attendibilità però a questo punto è dubbia, chiarisce che il 93% delle donne che affermano di avere subito violenza ad opera del coniuge dichiara di non avere sporto denuncia; la percentuale sale però al 96% se l'autore della violenza non è il partner.

Il problema della violenza domestica, pur in termini molto inferiori rispetto agli allarmismi volontariamente creati ad arte dall'Istat, è senza dubbio da non trascurare. Peccato che sia anch'essa legato ai fenomeni migratori: basta consultare i dati delle varie Procure per capire che la violenza in famiglia è in crescita tra le coppie miste oppure composte da soli stranieri. Quello che doveva essere fatto passare come un dato numerico volto a screditare le famiglie italiane e riabilitare gli immigrati, diventa in realtà ancor più un campanello d'allarme sul fallimento del multiculturalismo.


Di: Riccardo Ghezzi.  Fonte Blog "questa è la sinistra italiana"