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sabato 14 maggio 2011

Privatizzazione dell'Acqua? Ma quale Privatizzazione...!

Privatizzazione dell’acqua.
Ma davvero stiamo assistendo ad una incondizionata cessione ai privati di un bene prezioso e vitale come l’acqua?
Macchè…
Le cose stanno un po’ diversamente da come taluni le raccontano.
In primis, l’acqua (o come la definiscono oggi, “l’Oro Blu”) è un bene demaniale e quindi indisponibile: lo Stato, perciò, non può “venderlo” ai privati e i privati, ovviamente, non possono acquistarlo.
Quel che il governo ha disposto col decreto Ronchi sulla “liberalizzazione dei servizi pubblici” è solo la possibilità di cedere ai privati la gestione dei servizi (acquedotti, fognature, pulizia e trattamento dei reflui) legati a questa risorsa.
Cosa, peraltro che già accade tuttora!
Solo che la partecipazione dei privati fino ad oggi avveniva e avviene secondo regole molto poco chiare, anzi, diciamo pure a totale discrezionalità dei singoli enti pubblici locali, che potevano e possono scegliersi partner industriali o costituire imprese pubbliche a libero piacimento, senza dover rendere conto ad alcuno.
Il governo, quindi, ha deciso di liberalizzare questo che di fatto è già un mercato aperto ai privati, sebbene in quote minoritarie.
L’intento è quello tipico di ogni intervento liberale: aprire alla concorrenza per ottenerne benefici in termini di spesa e trasparenza.
Detto in altre parole: mentre oggi i comuni, le regioni o le province scelgono autonomamente come gestire i servizi idrici, col decreto Ronchi si prospetta invecel’obbligo di battere dei bandi pubblici, in cui a vincere dovrebbe (dico dovrebbe, visto il noto malcostume italiano) essere il gestore che offre migliori servizi magari a prezzi inferiori degli altri!
E qui si gioca tutta la partita: migliorare un servizio che ad oggi fa “acqua da tutte le parti.
Le stime parlano di una perdita di “Oro Blu” nell’ordine di un terzo di ciò che viene estratto o raccolto alla fonte.
I privati, usando criteri di spesa ed efficienza molto diversi da quelli di qualunque ente pubblico (che tanto può permettersi di coprire i costi attraverso gli aiuti e i ripianamenti di Stato) potrebbero dunque contribuire a limitare gli sprechi investendo in strutture più moderne e servizi più efficaci.
Allo stesso modo, gli enti locali si sgraverebbero di notevoli costi di gestione.
In buona sostanza: è vero che domani potremmo pagare di più per bere i nostri soliti ettolitri d’acqua ogni anno, ma dovremmo, di contro, pagare meno tasse, visto che lo Stato dovrebbe risparmiare parecchi quattrini…
Chiarito questo, va detto anche che sempre all’articolo 15 del decreto Ronchi, si dice esplicitamente che alle gare per la gestione dei servizi idrici potranno partecipareanche aziende pubbliche (sul modello, ad esempio, di quella che già oggi opera nella Puglia di Vendola) e, addirittura, si consente di mantenere l’affidamento dei servizi “in-house”, esattamente come oggi, ma a ben precise condizioni.
Insomma: rispetto al passato grandi cambiamenti non vi saranno.
Nelle intenzioni del decreto c’è però il tentativo di innescare un meccanismo di trasparenza e apertura al mercato attraverso bandi di gara pubblici che potrebbero contribuire a migliorare un servizio che ad oggi, ribadiamolo, è un colabrodo. Con buona pace dei catastrofisti che non riescono a guardare al presente e men che mai al passato.
Detto questo, avrete notato che ho usato costantemente la forma condizionale.
E certo: siamo pur sempre in Italia e le variabili di fallimento anche delle buone idee sono infinite…
Ma l’auspicio è che finalmente qualcosa si muova!
Tutto comunque resta migliorabilema per farlo, al solito, è necessario eliminare i dubbi portati demagogicamente da chi non è d’accordo!

Nomadi, Santori (PdL): Class action contro chi attenta alla salute dei minori.

“E’ un fatto incontrovertibile che numerosi minori rom rimangono assenti dalla scuola spesso per oltre 15 giorni, e rientrano senza uno straccio di certificato medico.

“Denunciare per istigazione all’odio razziale chi ha semplicemente chiesto che i bambini rom siano mandati a scuola nel rispetto delle più elementari norme di igiene per evitare di favorire infestazioni da pidocchi, è solo l’assurda strumentalizzazione di una sinistra che non sa più che cosa dire per difendere posizioni talmente ottuse da rasentare la follia. Per i piccoli romani non  si è costretti a fare richieste di certe profilassi semplicemente perché non ce n’è bisogno: i genitori mandano a scuola i loro figli secondo le regole dell’igiene e del decoro, della dignità e del rispetto degli altri. E proprio in difesa di queste famiglie, italiane e straniere, proporremo una class action contro coloro che mandano in classe gli alunni senza rispetto per l’igiene, ma anche contro chi, come certi esponenti di sinistra e di alcune associazioni, si schiera dalla parte di quei nomadi che, con il loro comportamento, mettono a rischio la salute pubblica nelle scuole e sui mezzi pubblici”. Lo dichiara in una nota il presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale Fabrizio Santori, che si schiera a difesa degli esponenti del Movimento per l’Italia minacciati di denuncia “per aver lanciato un appello alla tutela della salute negli istituti scolastici”.
“E’ un fatto incontrovertibile che numerosi minori rom rimangono assenti dalla scuola spesso per oltre 15 giorni, e rientrano senza uno straccio di certificato medico. Invitiamo i dirigenti scolastici, in questi casi, a non riammetterli: la loro vita quotidiana è infatti sotto gli occhi di tutti, basta vedere cosa accade in queste ore alla Magliana, dove decine di rom vagano con i bambini al seguito, quelli stessi che dovrebbero andare a scuola e invece trascorrono le giornate buttati sui marciapiedi in mezzo all’immondizia ed esposti, loro per primi, ad infezioni e contagi”, conclude Santori.

Da Marco Chierini

Gentile Direttore,
la vicenda del poliziotto che a Bianconese ha centrato un furfante ad un gluteo, mi ha fatto piacere.
I tre delinquenti che nel cuore della notte cercavano di rubare presso un'abitazione della nostra tranquilla provincia, hanno trovato sulla loro strada un uomo coraggioso e pronto a reagire. Questa storia andrebbe riportata dal mondo politico come gesto esemplare, invece, non ho sentito alcun rappresentante delle nostre istituzioni pubbliche o partitiche dire una sola parola al riguardo. Io credo che il poliziotto in questione abbia bisogno di tutta la nostra solidarietà. Sento, viceversa, una sorta di assordante silenzio quando un cittadino spara. Se il mondo della malavita inizia a capire che la popolazione è stanca dei furti nelle abitazioni, potremmo sperare in un arretramento della loro sicurezza arrogante. Un plauso quindi al nostro Charles Bronson giustiziere della notte e una tiratina d'orecchi ai giornalisti che hanno timore nell'esprimere con schiettezza le loro opinioni; le stesse opinioni che trovano spazio al bar quando si commentano simili fatti.
Marco Chierici

In Italia 30 comuni hanno concesso la cittadinanza onoraria alla brigatista Silvia Baraldini.

L'ultimo comune che le ha concesso questo titolo è l'amministrazione di Venaria, in provincia di Torino. Ma prima di questa città erano state altre le amministrazioni locali che avevano dato all'ex terrorista Silvia Baraldini la cittadinanza onoraria. Ricordiamone alcune:  Palermo, Venezia, Grosseto, Bologna, L’Aquila, Napoli, Rovigo, Teramo, Caserta, Lecce, San Benedetto del Tronto, Fidenza, Cesena, Torremaggiore, Eboli e Pieve Emanuele...

Nata nel 1949 a Roma, condannata nel 1984 a 43 anni (poi ridotti a 22) per associazione sovversiva negli Stati Uniti, la Baraldini passerà alla storia come il detenuto italiano che ha goduto della maggiore attenzione della sinistra italiana, dei suoi intellettuali e degli aiuti più sfrontati.

Ha operato negli anni sessanta, settanta e ottanta negli Stati Uniti. Componente di un partito rivoluzionario (Black Panther Party) che combatteva per i diritti civili dei neri, fu condannata nel 1983 a una pena cumulativa di 43 anni di carcere negli Stati Uniti per concorso in evasione, associazione sovversiva, due tentate rapine e ingiuria al tribunale. Dopo la condanna si sono sviluppati negli Stati Uniti e in Italia gruppi di appoggio che ritenevano la pena sproporzionata e persecutoria.

Il forte sostegno alla sua causa da parte dei partiti di sinistra ha portato alla estradizione in Italia nel 1999. Secondo alcuni tale concessione è stata una contropartita ottenuta dal governo D’Alema per l’appoggio alla guerra degli USA in Kosovo, secondo altri essa è da mettersi in collegamento alla Strage del Cermis. Dopo alcuni anni di arresti domiciliari Silvia Baraldini è stata scarcerata il 26 settembre 2006 per effetto dell’indulto.
  
Non ho parole...

venerdì 13 maggio 2011

TENTATO FURTO A BIANCONESE, RAINIERI: DA GRASSI ACCUSE SENZA SENSO

"Riferendosi al tentato furto nell’abitazione di un agente di polizia a Bianconese di Fontevivo, il sindaco Massimiliano Grassi, dice che “non possiamo consentire che ognuno si faccia giustizia da se”. Forse secondo il sindaco, l’agente di polizia avrebbe allora dovuto aprire la porta ai malviventi invitandoli a svaligiargli la casa? O forse avrebbe dovuto aiutarli calando dalla finestra i preziosi custoditi in casa? O, ancora, avrebbe dovuto preparare uno snack per rinfrancare chi si stava intrufolando in casa sua e offrigli una birra ghiacciata? Ma stiamo scherzando? Di quale giustizia parla Grassi?
E che vuol dire poi che “episodi come questo non sono altro che il frutto della comprensibile esasperazione delle persone per il ripetersi di episodi di microcriminalità”? Ma chi è il sindaco? Chi in campagna elettorale ha promesso un controllo della zona 24 ore su 24, senza fare nulla? E, a proposito delle domande, forse il sindaco dimentica che è proprio il Pd il partito che più di ogni altro spinge per aprire le porte e per accogliere nelle nostre terre questa brava gente? Non dimentichiamoci che il fermato era uscito pochi giorni fa dal carcere e che nell’automobile rubata rinvenuta dai carabinieri poco lontano sono stati scoperti diversi attrezzi da scasso oltre a gioielli di dubbia provenienza.
Comodo scaricare la colpa sul Governo. Uno sport nazionale. Non è mai colpa di chi dovrebbe fare funzionare le cose, è sempre colpa degli altri. Così si scopre ad esempio che le Terre Verdiane, quelle che non devono sottostare ad alcun patto di stabilità hanno problemi legati proprio a questo patto che nulla ha a che vedere con lui…
Siamo alla frutta e se non fossimo davanti a una situazione del genere verrebbe da ridere. Peccato che da ridere non c’è proprio nulla e che, una volta di più, dobbiamo fare i conti con un centrosinistra che dimentica i diritti della nostra gente e i doveri di chi viene a vivere qui, arrivando ad accusare chi – per legittima difesa e temendo che uno dei rapinatori fosse armato – ha fatto fuoco. Nessuna giustizia sommaria signor sindaco. Quello che emerge, purtroppo, è solo la sua incapacità di governare".

Notizie dal Governo

Le misure varate dal Governo per il rilancio dell’economia

Via libera del consiglio dei Ministri al decreto legge con le norme per lo sviluppo. Riconoscimento di un credito d’imposta in favore delle imprese che investono in ricerca scientifica; riconoscimento di un credito d’imposta per incentivare l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori svantaggiati nel Mezzogiorno; istituzione nei territori costieri dei distretti turistico-alberghieri per rilanciare l’offerta turistica nazionale; semplificazioni procedurali per accelerare la realizzazione delle opere pubbliche anche d’interesse strategico nazionale (grandi opere); interventi per il rilancio dell’edilizia privata con varo di un nuovo “piano casa”riduzione degli oneri burocratici, anche concernenti la normativa sulla privacy;numerosi interventi di semplificazione fiscale in favore di imprese e cittadini;semplificazione e rilancio delle attività imprenditoriali, con particolare riguardo al settore del credito;fondo per il merito nel sistema universitario;piano triennale per l’immissione in ruolo del personale della scuola;istituzione dell’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, organismo indipendente a tutela dei cittadini utenti, con compiti di regolazione del mercato nel settore delle acque pubbliche e di gestione del servizio pubblico locale idrico integrato;misure per garantire l’operatività del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.

Energia: firmato decreto interministeriale su incentivi per fotovoltaico

E’ stato firmato il 5 maggio il decreto interministeriale che disciplina le modalità di incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici. Il nuovo sistema si applica agli impianti fotovoltaici che entrano in esercizio in data successiva al 31 maggio 2011 e fino al 31 dicembre 2016, per un obiettivo indicativo di potenza installata a livello nazionale di circa 23.000 MW, corrispondente ad un costo indicativo cumulato annuo degli incentivi stimabile tra 6 e 7 miliardi di euro. Il regime di sostegno è assicurato secondo obiettivi indicativi di progressione temporale della potenza installata coerenti con previsioni annuali di spesa. Possono beneficiare delle tariffe incentivanti: le persone fisiche; le persone giuridiche; i soggetti pubblici; i condomini di unità immobiliari ovvero di edifici. La tariffa percepita viene determinata dal momento dell'entrata in esercizio dell'impianto, con la garanzia del rispetto dell’iter di connessione da parte del gestore di rete, in conformità con i tempi e le relativi sanzioni previste dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas. Il decreto prevede inoltre una serie di strumenti per rafforzare e potenziare la filiera industriale italiana attiva nella produzione di impianti fotovoltaici, quali: premialità per le installazioni finalizzate alla sostituzione di amianto, per la realizzazione di impianti in aree da bonificare o soggette a recupero ambientale, per i moduli su barriere fonoassorbenti.

Codice turismo: nel testo unico anche le norme sulla multiproprietà

Approvato in via definitiva nel Consiglio dei ministri del 5 maggio 2011 il Codice del Turismo. Questi alcuni dei temi : equiparazione tra agenzie di viaggio tradizionali e on line, agevolazioni e incentivi anche alle imprese turistiche, maggiori tutele per il diritto a fruire dell’offerta turistica da parte delle persone disabili, standard minimi nazionali dei servizi stabiliti anche per bed and breakfast, villaggi turistici e altre strutture, nuova disciplina della multiproprietà. Viene data attuazione alla disciplina europea che uniforma questo istituto prevedendo una maggiore trasparenza nei contratti , un’accresciuta tutela dell’acquirente anche estendendo la multiproprietà a beni diversi dagli immobili quali chiatte, roulotte o navi da crociera. Il Codice tutela il turista come consumatore di tipo speciale, un consumatore non attrezzato a risolvere i problemi che si pongono durante la vacanza in un luogo. In questa prospettiva, il nuovo testo prevede il risarcimento per danno morale, da vacanza rovinata e valorizza il cosiddetto “turismo per motivazione”, tiene conto cioè, nella valutazione del danno, delle specifiche esigenze ricreative che il viaggio mira a soddisfare e che un eventuale inadempimento può frustrare. E’ attivo il servizio telefonico multilingue Easy Italia che assiste il turista in ogni evenienza, mettendolo anche in contatto con i soggetti che possono risolvere il suo problema.

Lavoro e sicurezza negli ambienti confinati: approvato decreto

Rafforzata la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori che lavorano in luoghi caratterizzati da un rischio infortunistico particolarmente elevato, come silos, cisterne, cunicoli e simili con un regolamento varato dal Governo nel consiglio dei ministri del 5 maggio. Tra le misure: imposizione, alle imprese e ai lavoratori autonomi, che svolgano attività negli ambienti confinati, in aggiunta agli obblighi già gravanti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, dell’obbligo di procedere a specifica informazione, formazione e addestramento, anche per il datore di lavoro, sui rischi degli ambienti confinati e sulle peculiari procedure di sicurezza ed emergenza che in tali contesti debbono applicarsi; imposizione ai datori di lavoro delle imprese e ai lavoratori autonomi dell’obbligo di possedere dispositivi di protezione come maschere protettive, imbracature, rilevatori di gas, respiratori e dell’obbligo di predisporre il necessario addestramento;applicazione delle regole della qualificazione non solo nei riguardi dell’impresa appaltatrice ma anche nei confronti delle eventuali imprese subappaltatrici;obbligo di presenza di personale esperto, in percentuale non inferiore al 30% della forza lavoro, con esperienza almeno triennale in attività in “ambienti confinati”, assunta con contratti di lavoro subordinati o con altri contratti (in quest’ultimo caso certificati in base al decreto n. 267/03).

Fondazioni ed enti lirici: decreto legislativo di attuazione della riforma

Dopo il parere favorevole espresso dalla Conferenza unificata e dal Consiglio di Stato il Consiglio dei Ministri del 5 maggio 2011 ha approvato definitivamente il primo regolamento che avvia l'attuazione della riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche (legge n. 100 del 29 giugno 2010). In particolare, è prevista la possibilità di riconoscere forme organizzative speciali alle fondazioni che rivestano determinate peculiarità nel settore lirico-sinfonico per assoluta rilevanza internazionale, eccezionali capacità produttive, rilevanti ricavi per il significativo e continuativo apporto finanziario di soggetti privati. In tale ottica, il regolamento individua e specifica i requisiti richiesti per il riconoscimento alle fondazioni lirico-sinfoniche della forma organizzativa “speciale”; provvede alla disciplina della forma organizzativa “speciale” stessa; determina gli indirizzi in base ai quali le fondazioni devono adeguare i propri statuti, nonché i poteri di alta vigilanza sulle stesse, riconosciuti al Ministro per i beni e le attività culturali. È opportuno evidenziare che il regolamento di delegificazione individua le disposizioni normative che continuano ad applicarsi alle medesime fondazioni, anche a seguito del riconoscimento della forma organizzativa “speciale”, nonché le disposizioni normative che, invece, non si applicheranno più a decorrere dall'approvazione dei nuovi statuti.

L'Islam è incompatibile con la cultura occidentale .

Integrazione e identità sono due termini che non si combinano facilmente. Per un emigrato, infatti, integrarsi in un nuovo contesto sociale significa spesso rinunciare a parte della propria identità, a vantaggio dei differenti valori e tradizioni della società che lo ospita. Basti considerare per conferma, quanto avvenuto ai nostri compatrioti negli Stati Uniti, nazione tra l’altro giudicata il simbolo del multiculturalismo.

Per contro, i figli di emigrati italiani nati e cresciuti negli USA, mantengono ben poco dell’essere italiano (prima fra tutte la lingua) a guadagno di una perfetta integrazione nel nuovo mondo. Questo fenomeno lo si può osservare, nella stragrande maggioranza, in qualsiasi parte del mondo, a meno dei flussi migratori che si rifanno alla civiltà islamica.

Negli ultimi anni molte firme di rilievo (Prof. Sartori, Severnigni, Paolo Branca, F. Rizzi, Prof. Boeri ecc.) hanno affrontato il tema dell’integrazione degli immigrati musulmani in Italia. La fonte più autorevole è forse Magdi Cristiano Allam, già Vicedirettore del Corriere e ora Europarlamentare. Sul sito del suo movimento "Io amo l’Italia", l’On. Allam, musulmano di origine convertitosi lo scorso anno al Cristianesimo, individua nella società italiana una crisi d’identità che facilita la possibilità di affermazione di nuovi valori sociali “importati” dall’affermazione dell’Islam in Europa. Nella sostanza, a causa della crisi di valori che stiamo vivendo e nel nome di quel falso multiculturalismo proposto dalla sinistra italiana, un immigrato musulmano trova terreno utile per imporre comportamenti sociali che non ci appartengono. Tempo fa scrissi che era in atto uno “scontro tra civiltà”; un’avanzata massiccia quanto silenziosa di una cultura musulmana in Europa, che rischia di intaccare le radici più profonde dell’identità cui la stragrande maggioranza dei Paesi europei fa riferimento. Il crescente numero di musulmani ne è una dimostrazione. Secondo recenti studi il tasso di crescita dei musulmani in Europa è su valori pari a più del doppio di quelli delle altre religioni monoteiste: 1,5% contro lo 0,6%, che nella pratica porteranno i Musulmani europei a una percentuale del 12,3% (95 milioni) nel 2030, contro l’attuale 6,2% (45,2 milioni). Il che già desta perplessità considerando che, se realmente i musulmani (la stragrande maggioranza di nuovi immigrati) dovessero seguire le leggi generali dei flussi migratori, tendendo al criterio generale dell’integrazione al nuovo contesto di vita, dovrebbero comunque farsi assorbire dalla nuova cultura occidentale, di chiare radici giudaico-cristiane.

Se si guarda ciò che è accaduto in Francia, nazione europea a più alto tasso d’immigrati musulmani (7,5% della popolazione - pari a 4.250.000, rispetto al 3,1% del 2000, con previsione di crescita al 14% per il 2030), ci si rende ben conto che il musulmano è esente da interferenze d’identità se questa va a interessare la sua estrazione religiosa. A meno del caso di Cristiano Allam - che tra l’altro nel convertirsi al cristianesimo ha messo a repentaglio la propria vita, giacché giudicato “apostata” dalla propria religione d’origine -, la storia dimostra che un musulmano tale rimane sino alla morte (e oltre!). La cultura civile musulmana è satura del dettame Coranico e, in quanto tale, persiste l’obbligatorietà del precetto: Islam = sottomissione, obbedienza a Dio. Se questo è certezza per l’intero mondo arabo, la “Casa della Pace” (Dar Al Salam), il dettame islamico vincola il comportamento del musulmano anche in quell’altra parte di mondo ("Dār al-Hudna") dove vivono i popoli non sottomessi, Europa in particolare. L’uso del velo ne è un esempio, così come il concetto di “obbedienza” al volere del capofamiglia, la condizione femminile connessa alle particolari responsabilità educative dell’uomo.

Il paradosso più evidente si costata in Italia nei matrimoni misti con donne cristiane. La legge italiana, in particolare, non consente “contratti” pre-matrimoniali, ma il matrimonio civile (o religioso in chiesa) è accettato da parte musulmana solo se registrato, con apposito “contratto” presso una Istituzione islamica (Municipalità – consolati, ambasciate, ecc) che, secondo formato standard, assegna all’uomo la responsabilità educativa dei figli, secondo dettame coranico. Ecco quindi che, nel caso il matrimonio vada in crisi (molto spesso), il padre, andando contro la legislazione italiana, prende i figli e li porta nella terra d’origine, dove le leggi locali vedono assegnare i figli al padre. Nei paesi arabi più evoluti che consentono l’assegnazione dei figli anche alla madre, questa non può espatriare: i figli sono comunque considerati musulmani e vanno protetti in ambito nazionale.
Ancora una volta, quindi, è evidente che l’Islam è una civiltà che non ci appartiene. La continua espansione di questa nuova cultura in Europa va combattuta rivitalizzando la propria identità e i valori essenziali della cultura occidentale. Se veramente gli immigrati musulmani vogliono integrasi, l’Europa non può accettare modifiche al sistema sociale imposte dalle leggi coraniche. Non si tratta certo di questioni religiose, bensì sociali. La nostra civiltà e cultura comportano un sistema di vita ormai consolidato, che si è evoluto nella storia millenaria della nostra civiltà. E’ sempre  più evidente la necessità di intervenire a difesa delle nostre radici e della nostra identità nazionale, vietando e/o intervenendo contro comportamenti sociali che esulino dai canoni classici di vita della nostra Europa

Fabio Ghia - Italia chiama Italia

mercoledì 11 maggio 2011

Travaglio chiede di rinunciare alla prescrizione. Ovviamente non vale per lui..

Sembra strano, ma il giornalista che disprezza i processi d'appello ritendoli "scontifici" e si scaglia contro la prescrizione, asserendo che "non è sinonimo di assoluzione", ha fatto ricorso alla Corte d'appello ed è stato "salvato" dalla prescrizione. Marco Travaglio, il moralizzatore d'Italia, non solo predica bene e razzola male, ma accusa gli altri parlando di se stesso.
Anche se la notizia recentemente è stata riportata su alcuni siti e blog, non tutti sanno che Travaglio è stato condannato per diffamazione nei confronti di Cesare Previti a causa di un articolo scritto per L'Espresso nel 2002. Titolo del pezzo un roboante "Patto scellerato tra Mafia e Forza Italia", svolgimento incentrato sulle promesse che Forza Italia avrebbe fatto alle cosche. E che non ha portato a termine solo perché nel 1994 il governo Berlusconi è durato poco, 7 mesi. Ad esempio è curioso notare come nel "programma di Cosa Nostra" che Berlusconi avrebbe dovuto realizzare, secondo Travaglio, fosse inserito "l'indulto di tre anni", diventato realtà anni dopo con Mastella, ministro del governo Prodi, ma è inutile andare fuori tema. In quell'articolo Travaglio citava fantomatici appunti contenuti in un taccuino di un colonello della Dia, Michele Riccio, che avrebbe raccolto le rivelazioni di un pentito, tal Luigi Ilardo ucciso in un agguato di mafia il 10 maggio 1996.
Peccato che Travaglio esageri nella manipolazione del verbale, inducendo il lettore a ritenere, erroneamente, che Cesare Previti abbia partecipato "ad un summit nello studio di un altro avvocato eccellente, Carlo Taormina, per depistare le indagini per mafia su Marcello Dell’Utri". Previti trascina Travaglio in tribunale e vince la causa, il giudice gli dà ragione ritenendo che il giornalista abbia compiuto «Una cesura arbitraria che ha modificato il senso della frase travisando il fatto». Otto mesi di reclusione e 100 euro di multa per il "moralizzatore" di Anno Zero, risarcimento di 20 mila euro per Previti e condanna anche per Daniela Hamaui, in qualità di direttore responsabile del settimanale, a 5 mesi e 75 euro di multa.
Cosa fa allora Travaglio? Ricorre al Giudice d’Appello che, l’8 gennaio 2010, pur confermando la condanna di primo grado, gli commuta la pena ad una multa di 1.000 euro. Buffo ricordare come molte agenzie, tra cui l'Ansa, quel giorno abbiano battuto la notizia titolando "La sentenza d'appello cancella la condanna in primo grado", non vero perché in realtà la condanna è stata confermata. Ancor più ironico che soltanto un giorno prima Travaglio, davanti alle telecamere di Anno Zero, abbia pronunciato la frase «Le Corti d’appello molto spesso sono degli scontifici rispetto ai primi gradi», con il suo tono saccente e fastidioso e l'ovvia intenzione di dare una connotazione negativa ai processi d'Appello. Evidentemente era piacevolmente conscio del suo destino.
A quel punto, la Procura Generale poteva soltanto attendere il deposito della sentenza di secondo grado per poter far ricorso in Cassazione. Il solerte giudice d’Appello, però, invece di impiegare due mesi per scrivere le motivazioni, come si era impegnato a fare, ce ne ha messi ben dodici. E il reato è caduto in prescrizione. Così il "moralizzatore", pur condannato in primo e secondo grado, si è salvato. Ed ora si scaglia contro prescrizioni e politici che ne beneficiano, Berlusconi in primis.
Ora, visto che lo stesso Travaglio più volte cita la sentenza della Corte Costituzionale n. 275 del 1990, la quale ha stabilito che l'imputato possa rinunciare alla prescrizione (“La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art.157 del codice penale nella parte in cui non prevede che la prescrizione del reato possa essere rinunziata dall’imputato“), non è fuori dal mondo chiedere a Travaglio ciò che egli stesso pretende dal politico di turno (o forse solo da Berlusconi) nei suoi sermoni davanti alle telecamere che tanto esaltano i popoli viola: "Caro Travaglio, perché non rinunci alla prescrizione e ti fai processare??"

L'acuto liberal di Giuliano Ferrara è un omelia capolavoro che tratteggia con feroce delicatezza uno stato di diritto sfregiato

Grande successo per la manifestazione contro il moralismo organizzata da Giuliano Ferrara a Milano: "Insieme contro la grande crociata puritana per far fuori il Cavaliere!
Stamani al teatro Dal Verme di Milano,senza i potenti riflettori i  lustrini e le paillettes del Palasharp tra Kant, file di mutande stese a mo di scenografia..è andato in scena "In mutande ma vivi" il più grande spettacolo liberal degli ultimi 20 anni della storia repubblicana.

Nessuno scritto tantomeno quello del sottoscritto sarebbe nevvero in grado di rendere giustizia alla magnifica dissertazione di Big Giuliano..il suo discorso è una splendida omelia capolavoro,che tratteggia con feroce delicatezza uno stato di diritto sfregiato. 
il video del superbo intervento di big Giuliano Ferrara

L'acuto di Big Giuliano è.. una strizzata di pal*e alla Boccassini, uno schiaffo ai falsi moralisti dell'ultim'ora, alla stantia intellighentia del Palasharp, una pacca sul posteriore delle false indignate che scenderanno in piazza in difesa di un loro ideale partigiano e non in difesa delle donne, un requiem per le opposizioni..un canto liberal per tutti gli uomini e le donne del centrodestra...e questo lo aggiungo io..un monito al presidente della repubblica Giorgio Napolitano!
" che il presidente sia davvero superpartes e non inconsciamente schierato"

Moralizzare: Concita, lo stai facendo sbagliato!

"Siamo contro la mercificazione della donna!" ... già.....predicare bene e razzolare male.

Si, proprio così, questa pare essere proprio Concita De Gregorio, nella foto, ha posato in topless per la rivista @Marx.

Una Concita molto più giovane in una delle foto del servizio fotografico.

Sicuramente nella foto molto meno puritana e bacchettona di oggi..

Certo la direttrice dell'Unità ora ha altri problemi, come un possibile licenziamento dovuto a un -17% di vendite rispetto allo scorso mese..

In questa posa non sembra pronta per il Bunga Bunga?

fonte blogspot