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venerdì 18 marzo 2011

Questo era Togliatti !!

Oggi festeggiamo i 150 anni della Nostra Italia ed ho deciso di pubblicare una parte dell' intervento di Togliatti al XVI Congresso del PCUS. L' ho fatto per ricordare a tutti i sinistri nazionalisti per un giorno, cosa diceva riguardo l'Italia uno dei loro gloriosi miti. 
Nazionalisti lo si è sempre o non lo si è mai. 
Ma d'altra parte come diceva una vecchia canzone "Uno straccio rosso hai per bandiera... perchè non sei degno di servirne una vera.." 
Palmiro Togliatti:
“È motivo di particolare orgoglio per me l’aver abbandonato la cittadinanza italiana per quella sovietica.
Io non mi sento legato all’Italia come alla mia Patria, mi considero cittadino del mondo, di quel mondo che noi vogliamo vedere unito attorno a Mosca agli ordini del compagno Stalin.
È motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere diecimila volte più del migliore cittadino italiano ”.

giovedì 17 marzo 2011

La manifestazione antimachista !!

 in difesa della dignità delle donne prevista per domani, con le adesioni dei soliti noti (come sempreFranca Rame ed il suo FEDELISSIMO Dario Fo) e di qualche new entry. Visitando i loro siti e guardando molti appelli, quello che mi fa specie è la presenza di molte neo-santarelline che pretendono che ci si dimentichi dei loro trascorsi. Oh bella, non voglio certo essere io passare per moralista, ma mi vien da sorridere vedere tra le firmatarie Isabella Ferrari,che ebbe una relazione con Boncompagni quando aveva 15 anni e lui 42, a 17 anni era protagonista di "Sapore di Mare", e le cui foto di nudo sono notorie. Senza dimenticare il ruolo avuto nel "Caos calmo" con Nanni Moretti... Mi vien da sorridere quando vedo tra le appellanti Catherine Spaak, che a 15 anni esordì nel cinema nel ruolo adolescente e spregiudicato ne "I dolci inganni"; altri suoi film edificanti di allora "18enni al sole" e soprattutto "La voglia matta" con un Ugo Tognazzi sedotto dalla piacente minorenne... Mi vien da sorridere trovare Dacia Maraini, che ebbe una lunga relazione con Alberto Moravia, con 29 anni di differenza tra loro...Mi vien da sorridere scovarci Milva, che sposò Maurizio Corgnatiche aveva 19 anni più di lei, Isa Barsizzache esordì giovanissima come soubrette tra le donnine di Macario, e Claudia Gerini, vincitrice di Miss Teenagera 13 anni e che poi ebbe un fidanzamento anche lei da minorenne con Boncompagni. Mi viene invece da RIDERE vedere tra gli aderenti Vladimiro Guadagno e Leo Gullotta che definisce il Premier "una caricatura di sè stesso". E mi verrà da ridere vedere a braccetto domani Flavia Perina con Inge Feltrinelli e Conchita de Gregorio!

lunedì 14 marzo 2011

Ecco cosa prevede la Riforma della Giustizia approvata oggi all'unanimità dal Cdm e che ora passerà alla discussione in Parlamento per l'approvazione definitiva.

BOZZA, TOGHE RESPONSABILI COME DIPENDENTI P.A. - "I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione dei diritti, al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato". E' quanto prevede l'ultima bozza di riforma della giustizia, in 16 articoli, che il Guardasigilli Angelino Alfano ha illustrato al Quirinale. Questo significa che le toghe potranno essere chiamate a rispondere di tasca propria dal cittadino che potrà citare direttamente loro in giudizio e non lo Stato come è ora. Nella bozza, di cui l'Ansa è in grado di anticipare i contenuti, si prevede anche, come aggiunta all'articolo 113 della Costituzione (diventa il 113 bis), che "nei casi di ingiusta detenzione o di altra indebita limitazione della libertà personale, la legge regola la responsabilità civile dei magistrati" la quale "si estende allo Stato".

BOZZA, DUE CSM PRESIEDUTI DA CAPO STATO - I Csm diventano due: uno per i giudici e uno per i Pm. Entrambi presieduti dal Capo dello Stato. E' questa la novità introdotta nell'ultima versione della bozza della riforma della giustizia. Cade dunque l'ipotesi che a capo del Csm dei magistrati requirenti vada il Procuratore generale della Cassazione eletto dal Parlamento in seduta comune su indicazione del Csm. Parte quest'ultima eliminata nelle ultime ore.
Del Csm dei giudici farà parte di diritto il primo presidente della Corte di Cassazione. Gli altri componenti saranno per il 50% scelti dai giudici previo sorteggio degli eleggibili (con l'intento di ridurre il peso delle correnti della magistratura associata), per l'altra metà dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università di materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio. Il vicepresidente del Csm della magistratura giudicante sarà scelto tra i componenti laici. Durano in carica 4 anni e non sono rieleggibili (in Costituzione ora si prevede che non siano "immediatamente rieleggibili"). La novità dell'ultima ora riguarda il Csm dei Pm: sarà anch'esso presieduto dal capo dello Stato e ne farà parte come membro di diritto il Procuratore generale della Cassazione, ma salvo cambiamenti dell'ultim'ora, si prevede un ribaltamento dell'attuale proporzione ora a maggioranza 'togata'. La componente 'togata' dovrebbe infatti essere ridotta a un terzo (previo sorteggio degli eleggibili) mentre quella 'laica' arriverebbe a due terzi. Modifiche anche all'attuale art. 105 della Costituzione: i consigli superiori - secondo l'ultima versione di bozza - "non possono adottare atti di indirizzo politico né esercitare attività diverse da quelle previste dalla Costituzione". Espunta dalla bozza, invece, l'iniziale previsione secondo cui i Csm avrebbero potuto esprimere parere sui ddl del governo solo su richiesta del ministro della Giustizia.

BOZZA, OBBLIGO AZIONE PENALE MA CRITERI LEGGE - "L'ufficio del Pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale secondo i criteri stabiliti dalla legge". E' quanto prevede l'ultima versione della bozza della riforma della giustizia messa a punto dal Guardasigilli Angelino Alfano in vista del Cdm di domani. Se ad oggi l'articolo 112 della Costituzione prevede che "Il Pm ha l'obbligo di esercitare l'azione penale", nella penultima bozza la formulazione era "secondo le modalità stabilite dalla legge". Ora, invece, la versione sottoposta al Quirinale parla di "criterì. Comunque un'azione penale limitata rispetto a quella che oggi può esercitare il Pm. BOZZA, CORTE DISCIPLINA DIVISA IN 2 SEZIONI - Come il Csm, anche la nuova Corte di disciplina dei magistrati sarà divisa in due: una sezione per i giudici e una sezione per i pubblici ministeri. E' questa una delle novità dell'ultima bozza di riforma della giustizia. I componenti di ciascuna sezione saranno nominati per metà dal Parlamento in seduta comune e per metà da tutti i giudici e Pm (previo sorteggio degli eleggibili). La Corte di disciplina eleggerà un presidente e ciascuna sezione a sua volta un vicepresidente tra i componenti nominati dal Parlamento. La legge - secondo la nuova versione dell'art. 105 bis della Costituzione contenuto nella bozza -"assicura l'autonomia e l'indipendenza della Corte di disciplina e il principio del giusto processo nello svolgimento della sua attività".

ALFANO, RIFORMA NO PER PROCESSI IN CORSO - Nell'articolo di chiusura del ddl costituzionale della giustizia si dice che le modifiche alla Carta "non si applicano ai procedimenti penali in corso proprio per mantenere la purezza di questo impianto e di questo disegno che ha una sua nobiltà storica". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Il cardine della riforma della giustizia è la divisione tra giudici e Pm. Lo afferma il ministro della Giustizia Angelino Alfano presentando la riforma costituzionale in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. La riforma, ribadisce il Guardasigilli, "pone al centro la parità tra accusa e difesa. E' un impegno che abbiamo assunto con i cittadini. Ed è quello che stiamo sostenendo dal 1994". Il nuovo testo, aggiunge, "contiene una visione che pone al centro i cittadini". Il giudice diventa colui che è davvero sopra le parti, sottolinea Alfano, perché non è più pari al Pm. Giudice e Pm, ribadisce, "svolgono mestieri differenti. Il giudice deve valutare cosa gli vengono a dire accusa e difesa".
"Il Pm continuerà a disporre come prevede la disposizione del 1948 della polizia giudiziaria. Per disporne meglio e per evitare che il Pm si strasformi in un poliziotto, serve però una nuova norma per regolarizzare il rapporto tra Pm e polizia giudiziaria attraverso una legge apposita che presenteremo a breve". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano illustrando la riforma costituzionale a Palazzo Chigi.

BERLUSCONI: PRONTE 10 LEGGI ATTUATIVE RIFORMA - "Questa forma costituzionale avrà bisogno di dieci leggi di attuazione che noi presenteremo al parlamento. Le abbiamo già pronte". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi, a fianco del Guardasigilli Angelino Alfano. "Per la prima volta nella storia della Repubblica" è stato elaborato "un testo di riforme costituzionali completo, organico, chiaro e convincente: lo portiamo all'attenzione del Parlamento che lo discuterà e che lo approverà". Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi, ha annunciato il via libera del Cdm alla riforma costituzionale della giustizia.

Il Governo dei fatti continua il suo lavoro.

sabato 12 marzo 2011

RUE: Regolamento Urbanistico Edilizio o Regolamento ad Uso Emotivo?

Nel corso degli ultimi anni l’opinione pubblica si è sempre più interessata e sensibilizzata verso i dibattiti connessi allo sviluppo delle aree metropolitane: diversi aspetti dello stesso problema, ovvero una città a misura d’uomo.
Sempre più spesso sentiamo parlare di regolamentazione dell’attività edile: questi dibattiti si rendono necessari per evitare di finire preda di noi stessi, della nostra “voracità” di territorio, della nostra volontà d’assoggettare tutto ciò che ci circonda al nostro bisogno personale e della visione miope di chi non è in grado di prevedere uno sviluppo omogeneo e funzionale all’intera società.
Fino alla metà del secolo scorso non vi era una vera e propria “coscienza del costruire”. Se è vero infatti che il primo piano regolatore risale al 1865, è anche vero che questo era assolutamente incompleto e soprattutto facoltativo: i Comuni che volevano dotarsi di tale strumento dovevano farne specifica domanda giustificandone anche l’esigenza. Solo dal 1942, con l’entrata in vigore della Legge Nazionale Urbanistica, fu introdotto un nuovo tipo di Piano Regolatore (detto Piano Regolatore Generale o P.R.G.), obbligatorio per tutti i Comuni più importanti, che iniziava a trattare l’argomento in maniera più approfondita per via della crescente necessità di regolamentare l’uso indiscriminato del suolo. Da allora lo strumento urbanistico si è continuamente migliorato e perfezionato fino a giungere agli attuali PSC, POC e RUE.
Riassumendo, il PSC (Piano Strutturale Comunale) è lo strumento primo che detta le linee guida generali per lo sviluppo di tutto il Comune cui si riferisce e lo fa per tutto il tempo che resta in vigore, il POC (Piano Operativo Comunale) riguarda le parti di territorio oggetto di trasformazione nel breve periodo (3-5 anni) ed il RUE (Regolamento Urbanistico Edilizio) definisce gli aspetti regolamentari e normativi relativi all'attività edilizia. Nessuno può prescindere dagli altri due.
L’idea che sta alla base di questi strumenti urbanistici è garantire una moderna visione d’insieme del tessuto urbano (ed extraurbano) e fornire un corretto “modus operandi” volto a modellare la città, plasmandola, modificandola o addirittura ricostruendone porzioni sulle effettive esigenze della propria popolazione in maniera sostenibile, vale a dire affrontando (e si spera risolvendo) tutti i problemi connessi alla convivenza di più criticità: traffico, risparmio energetico, inquinamento dell’aria, servizi al cittadino, etc…
Ecco quindi che in una simile ottica diventa basilare ragionare per zone omogenee in cui suddividere il territorio urbanizzato. Ad ogni area deve essere associata una propria specificità ed una propria congruità: una ben specifica zona della città deve avere una ben specifica funzione e soddisfare determinati standard urbanistici.
Per rendere più comprensibile il principio che sta alla base del ragionamento, in urbanistica è utile assimilare la città al corpo umano. Nel corpo umano ogni organo ha la propria funzione che non può essere modificata; prendiamo ad esempio il sangue: il cuore serve per pomparlo mentre i polmoni servono ad ossigenarlo, non si possono invertire i ruoli poiché i due organi, seppur agenti sulla medesima materia (il sangue), hanno funzionalità differenti e solo così può vivere il “corpo umano”. Allo stesso modo i quartieri artigianali servono per ospitare edifici produttivi mentre i quartieri residenziali servono per ospitare abitazioni e i servizi annessi: entrambi sono strumenti per i cittadini, ma non si devono invertire se si vuol far vivere il “corpo città” poiché hanno funzionalità ed esigenze differenti.
Oggi, nel Comune di Parma, stiamo assistendo ad un’anomalia. Il caso della Moschea di via Campanini, nel cuore del quartiere artigianale PIP di via Mantova si sta trasformando in un pericolosissimo precedente di mala-pianificazione urbanistica. I sostantivi utili per identificare l’errore che si sta commettendo sono innumerevoli: prepotenza, arroganza, superficialità, inadeguatezza, miopia, noncuranza, ignoranza sono solo alcuni di questi. Permettere l’insediarsi della Moschea (una delle più grandi d’Italia, con una superficie di oltre 1.000 mq) in quel luogo sarebbe come costruire il Duomo di Parma nel centro dello SPIP, con la differenza che a Messa non ci si andrebbe, canonicamente, la domenica quando le aziende sono chiuse, ma il venerdì tra le 12.00 e le 15.00 quando si lotta contro il tempo per far caricare i trasportatori prima del fine settimana!
Il quartiere PIP è assolutamente inadeguato per poter ospitare una simile struttura: mancano i parcheggi, le strade sono piccole e le attività ivi insediate non sono compatibili con la tipologia dell’edificio in esame (per una miriade di motivi che non stiamo ad elencare in quanto ci interessa di più il punto di vista urbanistico) e con la professione del culto negli orari lavorativi.
Il Comune di Parma continua a fingere di non vedere ciò che è lampante, ovvero che non si tratta di intolleranza, ma di semplice inadeguatezza della posizione.
A tal proposito si sono anche già pronunciati sia il TAR che il CDS emettendo sentenze inequivocabili, basate proprio sull’impossibilità dell’inserimento di una simile attività nel contesto della zona artigianale, che hanno condannato l’operato del Comune di Parma. La Moschea di via Campanini dovrebbe essere chiusa già da mesi, ma il Comune si sente superiore alla Legge ed addirittura modifica il RUE vigente per tentare di giustificare l’uso improprio del suolo inserendo tra le attività consentite in zona ZP3 (zona di ampliamento artigianale) anche quella di edifici ed attrezzature per il culto.
Continuando in tale direzione non si fa altro che creare un precedente, una perversa logica secondo la quale è impossibile e riprovevole ammettere di aver sbagliato, è preferibile perseverare nell’errore ed auspicabile generare caos piuttosto che trovare una soluzione sensata ad un problema.
Il Comune ha inizialmente mal valutato l’ipotesi (sbagliata) che gli era stata sottoposta dai responsabili del Centro Islamico come soluzione del “problema Moschea” in Oltretorrente. A questo si sarebbe potuto ovviare molto semplicemente trovando un’ubicazione legale e legittima della struttura; ma avendo assecondato l’errata proposta iniziale, ci si trova oggi, mediante l’”effetto farfalla”, a fronteggiare qualcosa di gigantesco che potrebbe diventare addirittura un precedente di livello nazionale. A questo punto sta al Comune stesso trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti, ma non può continuare a muoversi nella direzione in cui si è rivolto oggi: il RUE è il Regolamento Urbanistico Edilizio, uno strumento serio ed importante, non può essere un Regolamento ad Uso Emotivo da parte di chi, per capriccio, non vuol ammettere un proprio errore e pagarne le conseguenze.

Dipartimento Urbanistica e territorio
Sezione di Parma della Lega Nord
Parma, 11-03-11

Povera democrazia!

Si fa un gran parlare di unità d’Italia, di difesa della democrazia, di multiculturalismo, di multi etnicità riempiendosi la bocca e le menti di paroloni, di frasi fatte e di ipocrisie. La riprova ne sono le continue azioni di sfacciata illegalità, di intemperanza politica ed ideologica, di violazione dei più elementari diritti di parola e di manifestare le proprie idee compiute dai soliti appartenenti a gruppi di pericolosi facinorosi dell’estrema sinistra e dei centri sociali. Costoro si sentono investiti da un diritto supremo di impedire l’espressione pacifica di idee contrastanti con la loro: ultimo episodio è l’aver indotto la libreria Battei, dietro ripetute minacce, ad annullare la presentazione di un libro su Casa Pound. Costoro sono gli stessi che impedirono manifestazioni della Lega Nord, che ne aggredirono degli iscritti, che occupano case ed edifici con l’antiquata ed obsoleta scusa dell’esproprio proletario, che inneggiano alla liberalizzazione delle droghe, che considerano le leggi un impedimento alla loro libertà e non delle norme civili da rispettare.
Sono completamente inutili le infinite ore di dibattiti sul vivere civile, l’integrazione sociale e religiosa, sul senso e la direzione che si vorrebbe dare alla nostra società se poi ci portiamo appresso queste tristi realtà capaci di distruggere in pochi minuti le migliori intenzioni e il lavoro di tanti cittadini liberi e onesti.

Dipartimento politiche sociali
Sezione di Parma della Lega Nord
Parma 11/03/11

Libro su Casa Pound, "minacce e intimidazioni" alla libreria Battei.

Presentazione di un libro su Casa Pound sospesa per minacce. Succede a Parma: l'editore Antonio Battei ha diffuso una lettera in cui spiega perché l'incontro programmato per venerdì nella sua libreria di via Cavour è stato annullato. In questi giorni, si legge, sono arrivate telefonate sia di "semplice e civile dissenso", sia "messaggi intimidatori e anonimi che avvisavano che avrebbero impedito in qualunque modo lo svolgimento dell'incontro".  L'evento è quindi stato annullato per questioni di sicurezza. Pubblichiamo la lettera arrivata in redazione:

Caro direttore,
presento libri da oltre quarant’anni, organizzo o, semplicemente, metto a disposizione i locali della libreria di strada Cavour a chi ne fa semplice richiesta, e sempre gratuitamente, seguendo l’esempio di mio padre e di suo padre, uomini liberi e di buoni costumi. Non ho mai negato spazio a scrittori o a uomini politici, accogliendo tutte le voci, anche le più lontane dal mio pensiero, affinchè potessero dialogare in una libreria che è, e resta, “palestra” di dialettica, cenacolo culturale. Ma oggi, e per la prima volta, mi sono arreso alle numerose telefonate ricevute dai miei collaboratori, affinchè, oggi, non si presentasse, in quella stessa libreria che dal 1872 accoglie le più svariate espressioni del mondo culturale e politico, un libro. Sì, un libro, “Nessun dolore. Una storia di CasaPound” scritto da Domenico Di Tullio e pubblicato da Rizzoli. Tra le telefonate ricevute, alcune erano di persone educate che esprimevano civilmente il loro dissenso, ma altre, anonime, erano palesemente intimidatorie e minacciose. Evidentemente ancora i libri spaventano come quando venivano bruciati, spaventano gli illiberali, gli antidemocratici che non sanno dialogare, trincerati dietro l’ammonimento e dietro sigle che (spero e vivamente) non abbiano nulla da spartire con questi personaggi. Così per garantire l’incolumità ai miei collaboratori (che ringrazio per la loro disponibilità in quanto, chi scrive, non poteva essere presente) e per evitare eventuali gesti incivili, ho deciso di sospendere l’odierna presentazione, scusandomi con autore, editore e presentatore e con le persone che avevano già accettato l’invito a partecipare, mai immaginando che, nella nostra città, si arrivasse a tanto.

Antonio Battei
Parma, 10 marzo 2011

Il Gigante e una giornalista comunista.

"Anche se è morto dicendo: vi faccio vedere come muore un Italiano, Fabrizio Quattrocchi non meritava la medaglia d'oro".

Parola della giornalista comunista del Manifesto la cui liberazione costò la vita a Nicola Calipari.
Le parole pronunciate contro il riconoscimento a Fabrizio Quattrocchi, mostrano chi è un Gigante che ha dignità e chi, invece, non sa cosa voglia dire "dignità", "onore" e, soprattutto, "rispetto" per chi è morto da Eroe.

Fabrizio Quatrocchi non era un mercenario come volgarmente qualcuno a cercato di farlo passare  ma era consapevole di fare un mestiere pericoloso. Si occupava di sicurezza, era uno specialista.

I rapitori lanciarono all'Italia un ultimatum: chiesero al Governo il ritiro delle truppe dall'Iraq, e le scuse per alcune frasi che avrebbero offeso l'Islam. L'ultimatum fu rifiutato. Secondo Yussuf, Quattrocchi, ormai consapevole del suo destino, avrebbe chiesto perché intendevano ucciderlo. «Per chiedere al governo italiano di ritirare le truppe», sarebbe stata la risposta. L'italiano avrebbe replicato: «È inutile, il mio governo non tratterà mai con voi ».
I rapitori allora lo costrinsero a inginocchiarsi in una fossa, bendato e con le mani legate.
Stando alla versione di Yussuf, per liberare gli altri tre ostaggi furono pagati 4 milioni di dollari. La versione ufficiale della liberazione di Cupertino, Agliana e Stefio parla invece di un blitz incruento da parte delle truppe americane.

« Fabrizio Quattrocchi è inginocchiato, le mani legate, incappucciato. Dice con voce ferma: "Posso toglierla?" riferito alla kefiah. Qualcuno gli risponde "no". E allora egli tenta di togliersi la benda e pronuncia: "Adesso vi faccio vedere come muore un italiano". Passano pochi secondi e gli sparano da dietro con la pistola. Tre colpi. Due vanno a segno, nella schiena. Quattrocchi cade testa in giù. Lo rigirano, gli tolgono la kefia, mostrano il volto alla telecamera, poi lo buttano dentro una fossa già preparata. "È nemico di Dio, è nemico di Allah", concludono in coro i sequestratori. »

Controllare l’immigrazione ! Parola del Cardinale Biffi.

Il 22 agosto 2005 ne Il Castello , quando non era ancora trasformato in aggregatore ma raccoglieva i post dei vari partecipanti, scrissi un intervento con lo stesso titolo odierno: selezionare l’immigrazione.
Purtroppo, dopo quattro anni, è tuttora attualissimo e la circostanza è ancor più grave se si pensa che il post era ispirato dalla lettura di un discorso del Cardinale Giacomo Biffi , già arcivescovo di Bologna, che risale al settembre 2000 e che ho ritenuto opportuno recuperare e lasciare a disposizione a questo link .
Con buona pace di laici, laicisti e anticlericali viscerali, fu un Cardinale a porre l’accento sul problema dell’immigrazione e, a differenza dei demagoghi odierni che pullulano nell’Italia formale delle istituzioni, mentre l’Italia reale del Popolo con maggioranze bulgare approva la “linea dura” appena accennata da Lega e Berlusconi, indicò anche una soluzione: selezionare l’immigrazione.
E’ opportuno ricordare le chiarissime parole del Cardinale Biffi:
“Una consistente immissione di stranieri nella nostra penisola è accettabile e può riuscire anche benefica, purché ci si preoccupi seriamente di salvaguardare la fisionomia propria della nazione. L'Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto.”.
Diventa dunque un obbligo considerare che
“A questo fine, le concrete condizioni di partenza degli immigrati non sono ugualmente propizie; e le autorità non dovrebbero trascurare questo dato della questione. In una prospettiva realistica, andrebbero preferite (a parità di condizioni, soprattutto per quel che si riferisce all'onestà delle intenzioni e al corretto comportamento) le popolazioni cattoliche o almeno cristiane, alle quali l'inserimento risulta enormemente agevolato (per esempio i latino-americani, i filippini, gli eritrei, i provenienti da molti paesi dell'Est Europa, eccetera); poi gli asiatici (come i cinesi e i coreani), che hanno dimostrato di sapersi integrare con buona facilità, pur conservando i tratti distintivi della loro cultura. Questa linea di condotta - essendo "laicamente" motivata - non dovrebbe lasciarsi condizionare o disanimare nemmeno dalle possibili critiche sollevate dall'ambiente ecclesiastico o dalle organizzazioni cattoliche. Come si vede, si propone qui semplicemente il "criterio dell'inserimento più agevole e meno costoso": un criterio totalmente ed esplicitamente "laico", a proposito del quale evocare gli spettri del razzismo, della xenofobìa, della discriminazione religiosa, dell'ingerenza clericale e perfino della violazione della Costituzione, sarebbe un malinteso davvero mirabile e singolare; il quale, se effettivamente si verificasse, ci insinuerebbe qualche dubbio sulla perspicacia degli opinionisti e dei politici italiani.".
E non temeva di affrontare, un anno prima dell’11 settembre 2001 !, la questione musulmana, dichiarando che:
“Gli islamici - nella stragrande maggioranza e con qualche eccezione - vengono da noi risoluti a restare estranei alla nostra "umanità", individuale e associata, in ciò che ha di più essenziale, di più prezioso, di più "laicamente" irrinunciabile: più o meno dichiaratamente, essi vengono a noi ben decisi a rimanere sostanzialmente "diversi", in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro.”.
Parole che, se ascoltate e se adottati i provvedimenti necessari, proseguendo sulla strada aperta dalla Bossi-Fini, ci consentirebbero di guardare al problema dell’immigrazione con minori preoccupazioni.
Siamo, invece, ancora al punto di partenza, anzi siamo in unasituazione peggiore, perché degenerata e perché le politiche lassiste di tutti questi anni, unite alle pressioni della curia romana, dell’onu, della sinistra e, adesso, anche di personaggi che si ritrovano nell’ala radicalfiniana del pdl, il partito di Berlusconi !, sono in grado di costringere a compromessi in perdita anche la Lega che pure della lotta all’illegalità e per la sicurezza ha fatto un suo cavallo di battaglia, “scippandolo” alla Destra.
Così se si istituisce il reato di clandestinità, questo è sanzionato dalla sola ammenda e consegna del foglio di via (del cui uso potete ben immaginare cosa farà l’illegale se non sarà accompagnato coattivamente ed immediatamente alla frontiera!).
E nonostante il reato di clandestinità, si consentirà a medici e presidi di curare illegali e di accogliere studenti figli di clandestini, senza doverne segnalare la presenza all’Autorità di Polizia per i relativi provvedimenti di espulsioni.
Si istituiscono le Ronde ma disarmate, invece di consentire loro gli stessi poteri (e magari anche qualche necessaria e opportuna libertà in più …) delle Forze dell’Ordine.
Ci troviamo così a dover giustificare, contro una canea mondiale ostile, un provvedimento essenziale ma tardivo: ilrespingimento dei barconi prima che entrino nelle nostre acque internazionali.
In sostanza l’onu, la curia romana, la sinistra capeggiata dal pci/pds/ds/pd, ma anche l’udc di Casini e i radicalfiniani del pdl, vorrebbero che fosse consentito l’ingresso in Italia di chiunque,senza poi fornire alcuna soluzione sul loro trattamento.
Ma se il respingimento continuerà anche dopo le elezioni del 6 e 7 giugno, l’accordo (vergognoso per la sua motivazione ufficiale) di Berlusconi con Gheddafi varrà tutto l’oro che ci costa, perché avere la possibilità di trattare i clandestini in campi a ciò deputati in Libia, libererà l’Italia da un onere improprio e ingiusto.
La Libia, infatti, ha presieduto la commissione per i diritti umani dell’onu e, pertanto, è la nazione più indicata per il trattamento degli eventuali profughi.
E dovrà essere un trattamento che coinvolga tutte le nazioni, per cui se saranno individuati dei soggetti aventi diritto all’asilo politico, questi dovranno essere equamente ripartiti fra tutte le nazioni dell’onu, in proporzione alla loro popolazione e non scaricati tutti in Italia.
Dove dovremo accogliere – a braccia aperte – anche chi verrà per lavorare, accettando le nostre regole, leggi, costumi e tradizioni, in base ai posti che verranno resi liberi da apposite comunicazioni e non in numero superiore a questi, per garantire loro un lavoro e i relativi mezzi di sostentamento.
In sostanza chi si oppone ad una selezione dell’immigrazionesecondo i concetti ispirati al discorso precursore del Cardinale Biffi, con una attuazione di un blocco degli ingressi come è consentito dal respingimento attivo purchè continui anche oltre il periodo elettorale e sia completata da una bonifica interna nei confronti degli illegali che già hanno fatto metastasi in Italia, si ispira a concetti teorici di indubbio impatto emotivo.
Non dicono però queste verginelle sante come si possa gestire l’arrivo in Italia di milioni di irregolari, che entrerebbero se dovessimo dar loro retta, in termini di lavoro, igiene, sicurezza, rapporti sociali, istruzione.
Non lo dicono perché non hanno alcuna soluzione e non possono averla perché non esiste, l’unica essendo la trasformazione radicale dell’Italia in una società priva di identità, di memoria e di coesione sociale.
Quanti (dall’onu alla curia romana, dal pci/pds/ds/pd ai radicalfiniani del pdl) contestano la politica del respingimento(che, da sola, limita ma non risolve il problema per il quale occorre una cura da cavallo come indicata !) si riempiono la bocca di “diritti umani”, ma non sanno proporre alcuna soluzione.
Piegarsi alla loro demagogia significa solo porre le basi per scontri sociali e violenze di ogni genere, perché l’Italia è uno stato che insiste su un territorio già densamente popolato, con cittadini già pesantemente tassati e l’ingresso di milioni di diseredatiimpoverirebbe drammaticamente il Popolo italiano e scatenerebbe la logica e conseguente reazione nei confronti di chi ha causato tale perdita di benessere.
Chi contrasta una politica rigida e selezionatrice dell’immigrazione lo fa in danno del Popolo italiano.
E questo non è né razzismo, né xenofobia, paroloni sprecati a sproposito per cercare (senza riuscirci, perché l’abuso di tali termini equivale al gridare “al lupo, al lupo” quando il lupo non c’è) discreditare e criminalizzare un fenomeno giusto e sacrosantoche il Popolo dimostra di aver ben compreso e recepito: la difesa dell’Identità nazionale.

Vogliamo nasconderci dietro un dito ? Facciamolo pure, ma ricordate che i nostri figli un giorno ci malediranno !

Non possiamo nasconderci dietro un dito o inseguire un ipocrita buonismo che conduce alla rovina.
Il Cardinale Giacomo Biffi, con un discorso che resterà nella storia , ci aveva già ammonito sui rischi di una immigrazione selvaggia e, soprattutto, sulla follia di una mancata selezione degli immigratiin base alla loro possibilità e volontà di integrarsi.
Quasi nello stesso periodo ritroviamo gli stessi temi, preannunciati da un rappresentante della comunità musulmana di Roubaix (Francia).
L’intervista è stata ripresa anche da La Voce del Sud del 29/1/2000 ed ora circola via mail, grazie a qualche meritevole persona di buon senso.
“Perchè in questi anni c’è stato un così grande flusso migratorio, possibile che solo ora da questi paesi ci sia questa spinta a "cercare lavoro a stare meglio " ma 30 40 50 fà non stavano ugualmente male come oggi?
La domanda nasce spontanea "COSA C’E' SOTTO"? In un intervista rilasciata da un rappresentante della comunità musulmana di Roubaix (Francia) Mohamed Salaui, al giornalista franco-algerino Philippe Aziz che l'ha inserita nel suo recente libro "Le Paradoxe de Roubaix".
In Italia tale intervista è stata pubblicata dal periodico torinese "Il Nuovo Osservatorio Cattolico" n° 16 settembre 1999.
A- Il risveglio generale dell'islamismo nel mondo intero, non dovrebbe suscitare certi timori nel mondo occidentale, e particolarmente francese?
S - Sicuramente. L'impero islamico, che fu un tempo più grande di quello di Roma, si irradiava su una grande parte del mondo come era stato comandato dal profeta. Quindi come volete che non riprenda il posto che è suo?
A- D'accordo ma in Francia la vostra religione è largamente ammessa e rappresentata. basta considerare il numero delle moschee, più di 1500!
S- No! perchè le leggi della vostra repubblica non sono conformi a quelle del Corano, e non devono essere imposte ai musulmani che non possono essere governati che dalla Sharia.. Noi quindi andremo ad operare per prendere questo potere che ci è dovuto. Cominceremo da Roubaix che è attualmente, per oltre il 60% una città a maggioranza musulmana.
A- Credete che l'intero 60% di musulmani di Roubaix voteranno per eleggere un sindaco musulmano? Certuni, bene integrati, non vorranno saperne di un tale programma.
S- Ricordatevi che sulle vostre antenne della televisione, il Re del Marocco in persona da dichiarato che un arabo resta sempre un arabo, e il Corano ci dice che anche un bambino nato da un'unione tra un arabo e una infedele resta e permane un arabo, come anche i suoi figli, per sette generazioni. Avete avuto una magistrale dimostrazione di questa solidarietà fra arabi, musulmani o non, quando il nostro fratello Khaled Lelkel, compromesso con gli attentati del metrò di Parigi del '95. ricercato da tutte le polizie, e morto martire, fu alloggiato, nutrito e spalleggiato dall'insieme della popolazione araba di seconda o terza generazione. Ciò mostra la vostra ingenuità.
A- Per ritornare a Roubaix, che cosa farete allora dei non arabi/non musulmani?
S- E' già previsto. la minoranza cristiana avrà lo statuto dei DHIMMI (gli infedeli assoggettati al potere islamico). Sarà una categoria a parte di gente che potrà riscattare le sue libertà e diritti pagando un'imposta speciale. Inoltre, faremo quanto necessario per condurli mediante la persuasione dalla nostra parte. Coloro che rifiuteranno, malgrado i nostri sforzi di convertirsi, saranno trattati come si deve. se noi siamo i più forti è Dio che l'ha voluto: non abbiamo le costrizioni dell'bbligo cristiano di portare assistenza alla vedova, all'orfano, ai deboli, e agli handicappati. Al contrario, possiamo schiacciarli, se costituiscono un ostacolo, soprattutto se sono degli infedeli!
A- Ciò che dite è sconvolgente!
S- sembrate dimenticare le vostre crociate, le vostre colonizzazioni e le vostre cristianizzazioni. D'altronde non date alcuna importanza alla fecondità delle nostre donne arabe che seguono i precetti del Corano e i parti delle quali, 4,5,6 figli o più per donna, vi sommergeranno. Paradossalmente, col vostro bisogno di considerarci come francesi, finanziate e nutrite coloro che diventeranno i vostri padroni.
A - Dubito assai che possiate contare su tale armata di ombre.
S- Avete la memoria corta. ricordatevi che alle ultime elezioni che si sono svolte in Algeria nel corso del '96, più di 2 milioni di algerini residenti in Francia sono andati a votare per solidarietà. la mobilitazione ha funzionato bene.
A- Ma allora, che cosa attendete per agire?
S- La nostra invasione "pacifica" a livello europeo, ben condotta, non è ancora terminata. Vogliamo agire simultaneamente in tutte le nazioni ospitanti. Avete creato delle leggi per punire quelli dei vostri che avessero dei propositi razzisti a nostro riguardo. Vedete fin dove arriva la vostra cecità. 

Questo é il futuro che stiamo costruendo per i nostri figli?

Si chiama Abdel Hamid Shaari, 63 anni, tra i fondatori dell’Istituto Islamico di Viale Jenner, centro di preghiera tra i più discussi e con più inquisiti per terrorismo al suo interno. 
Sarà lui il candidato sindaco della lista islamica “Milano Nuova” alle comunali 2011, con il beneplacito e il plauso del candidato della sinistra, Giuliano Pisapia:"La lista è utile alla costruzione di una Milano più accogliente e più democratica, sicuramente meno discriminatoria. Proporre una lista interetnica significa voler partecipare attivamente alla vita cittadina senza discriminazioni, ma creando invece più coesione sociale e politica".
Vediamo come questo signore può rendere più "accogliente e democratica" la città di Milano. Ecco un breve sunto del suo "curriculum": Pur non essendo stato mai indagato, Shaari è stato spesso lambito da episodi poco limpidi. Di origine libica giunge in Italia nel '67, quando si iscrive al Politecnico di Milano, poi si laurea in ingegneria. Risale agli anni dell'università anche la riscoperta dell'Islam.
Nel '89 insieme a Ahmed Nassreddin e Sa'ad Abu Zeid fonda l'ormai celebre Istituto culturale islamico di viale Jenner. Celebre in senso negativo, ovviamente, visto le indagini per terrorismo che lo hanno interessato.
Un imam di tale istituto, solo pochi anni dopo, viene ucciso in uno scontro a fuoco al confine della Bosnia, secondo Digos e Nocs  alcuni membri dell'istituto di viale Jenner collaborano con la resistenza arabo-bosniaca, e anzi l'istituto è una delle più importanti basi di Gama' a al-Islamiyya, un gruppo politico con tendenze terroristiche: e il 26 giugno '95 scatta per questo l'Operazione Sfinge, con 72 indagati (dopo cinque anni tutti assolti).
 Nel 2005, dopo le dichiarazioni di un “pentito” della rete di Al Qaeda, i carabinieri arrestano 12 persone: la moschea è di nuovo indicata come la base del gruppo, che pianificava attentati contro questura, comando dei carabinieri, aeroporto di Linate e ambasciata tunisina. Ispiratore (con un vero e proprio “lavaggio di cervello” sui fedeli) e coordinatore del gruppo è l'imam della moschea, Abu Imad. Ad aprile 2010, Imad viene condannato a 3 anni e 8 mesi per associazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo in cassazione, ma viene allontanato dalla moschea, di cui è guida spirituale, solo lo scorso febbraio. Ed è, ancora, un fedelissimo del centro di viale Jenner Mohammed Game, il kamikaze libico che si fece esplodere davanti la caserma Santa Barbara nel 2009. 
 Un “infiltrato” nel centro islamico racconta che "già nel 2001, a ridosso dell'11 settembre, nel centro islamico venivano vendute videocassette dal contenuto “forte”. C'era un'intervista a Bin Laden di Al Jazeera, così come libri; c'erano le registrazioni di esecuzioni operate dai terroristi ceceni. 
C'era anche la registrazione, soprattutto, di un incontro tenuto nello stesso centro. Il titolo era “Terrorizzare è dovere religioso, assassinare è tradizione". Il contenuto di quest'ultimo video è inequivocabile: "Si parlava di Islam come religione della forza, del dovere del musulmano di essere terrorista, dei “nostri ignoranti imam, non appena si sentono accusare che l'Islam si era diffuso con la spada, si affrettano a negarlo per affermare che la nostra è una religione di pace”.
E questo è quanto, aggiungo un'intervista molto illuminante rilasciata da un rappresentante della comunità musulmana di Roubaix (Francia) Mohamed Salaui, al giornalista franco-algerino Philippe Aziz che l'ha inserita nel suo recente libro "Le Paradoxe de Roubaix". Roubaix è una citta per oltre il 60% mussulmana.
Questo é il futuro che stiamo costruendo per i nostri figli?