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venerdì 25 novembre 2011

E intanto il sindaco di Salerno, De Luca, spende 200.000 euro per il logo della città

Luigi De Magistris, il “nuovo che avanza” di Napoli, non è l’unico sindaco a non sentire la crisi (vedere articolo pubblicato oggi su Qelsi). Torna nel mirino di Qelsi un altro primo cittadino campano, Vincenzo De Luca, eletto a Salerno alle recenti elezioni di maggio con una riconferma plebiscitaria, 74,42%.
Sarà perché è già il suo quarto mandato, ma il buon De Luca sembra essersi montato un po’ troppo la testa. Dopo aver fatto infuriare i Comitati Acqua Bene Comune, come potete leggere inquesto articolo di Qelsi pubblicato lo scorso 20 ottobre,  il sindaco in quota Pd ha deciso che la sua Salerno debba avere un nuovo logo per la promozione di eventi, prodotti e immagini della città a livello internazionale. Un vero e proprio simbolo istituzionale per cui De Luca non ha voluto badare a spese: 200.000 euro tra ridefinizione del logo istituzionale e nuovo «lettering» per la toponomastica, tutto a spese dei contribuenti in tempi di crisi e di tagli.
Un costo elevato, motivato dal fatto che il sindaco di Salerno ha voluto avvalersi della collaborazione e consulenza di un “guru del design”, l’italo-newyorkese Massimo Vignelli, ideatore del logo.
Il problema però non sono solo i tanti soldi spesi per un’operazione ambiziosa, un po’ fanatica e di interesse collettivo assai dubbio e relativo. Peggio: quei soldi forse sono stati buttati via, perché quel logo non piace a nessuno.
Non piace ai salernitani, che hanno preso d’assalto internet per criticarlo. E non è gradito neppure dagli esperti di design, dagli altri “guru” per intenderci.
Le perplessità sono più che legittime. C’è chi dice che il nuovo logo sia stato copiato da quello del Napoli, fomentando oltretutto la rivalità calcistica tra le due tifoserie (certo per un salernitano non è bello che la sua città abbia un logo simile a quello partenopeo), chi addirittura lo associa al simbolo del Sapri Calcio. E in entrambi i casi i paragoni non sono per niente arditi.
Chi vuole infierire e confronta il nuovo logo di Salerno con quello di Roma. Qui, purtroppo per Salerno, non c’è partita.
Vi proponiamo un confronto anche noi:



In questa prima foto, a sinistra è raffigurato il nuovo logo “ambizioso” di Salerno, a destra quello di Napoli.
Qui, a sinistra Salerno e a destra il Sapri Calcio. Una somiglianza presa di mira persino dalla satira: “Trova le differenze”.
Infine, il nuovo logo di Roma capitale, voluto da Alemanno. Non c’è paragone. Ed è pure costato solo 40.000 euro, a differenza dei 200.000 di Salerno.
Vale la pena riportare alcune considerazioni di un esperto in materia intervistato dal Corsera, che ha preferito mantenere l’anonimato:
Se doveva richiamare elementi paesaggistici, la storia e lo sviluppo urbanistico della città, il logo disegnato da Vignelli non risponde nell’immediato ai criteri stabiliti. Non ci sono riferimenti storici alla città. È stato utilizzato il colore ufficiale della città, che è il giallo, con il blu di sfondo, ma si è dimenticato il rosso. Si potrebbe obiettare che il giallo è una cromia del rosso, però non è lo stesso.
Il font utilizzato, che contiene le cosiddette “grazie”, fuori dal gergo tecnico le decorazioni alle due estremità della lettera, ha una connotazione che rimanda al passato e cozza con la prospettiva turistica di un invito declinato al futuro. Il logo guarda al futuro solo nell’uso del colore blu, cui in grafica si attribuisce il valore di “moderno” e richiama il mare. Ma inserire il blocco grafico in un cerchio, mi rimanda immediatamente a quel logo… quello del NApoli. Le somiglianze stanno nell’utilizzo delle grazie nel “font”, “S” o “N”, la scelta di identificare il marchio con una sola lettera, la forma geometrica circolare e la scelta del blu predominante che non caratterizza Salerno se non per il mare. E la tecnica del “gradient”, la sfumatura” del colore
E su Roma:
Un esempio di logo riuscito è Roma. La giunta Alemanno nel 2010 bandì un concorso per la scelta del nuovo logo e il progetto vincitore non ha punti deboli, è impeccabile. Mette in risalto innanzitutto i colori istituzionali, giallo e rosso, poi una colonna simbolo di storia e presenza monumentale, con la lupa capitolina posizionata in alto come segno dominante. Non solo, anche il tipo di scrittura impiega un carattere disegnato ex novo a mano con la scritta “Roma” ben integrata nel blocco grafico dove la “M” rappresenta anche le gambe della colonna
Insomma, caro sindaco Vincenzo De Luca: 200.000 euro per un logo della città, in tempi di crisi, sono già di per sé uno spreco. Ma spesi per un logo brutto e persino copiato, sono proprio una fregatura.
L’unico contento sarà il buon Massimo Vignelli, oltre al sindaco stesso che ha definito “Un capolavoro” il nuovo simbolo.
De gustibus…
fonte blog: questaèlasinistraitaliana

mercoledì 23 novembre 2011

APPALTI ENAV: GIP, RISORSE EXTRABILANCIO PER PAGARE TANGENTI


Roma, 19 nov. - Guido Pugliesi, Manlio Fiore e Marco Iannilli sono stati arrestati perche' protagonisti di un sistema "che realizza frodi fiscali per acquisire risorse extracontabili per pagare tangenti, ponendone il costo a carico dello Stato facendole divenire costi deducibili ed eroga utilita' non solo per ottenere l'assegnazione di lavori di imponente valore, ma per viziare le procedure interne di verifica della congruita' dei prezzi dei lavori commissionati". Lo scrive il gip Anna Maria Fattori nell'ordinanza cautelare sollecitata dal pm Paolo Ielo, che indaga sugli appalti Enav. "Si tratta di un sistema - prosegue il gip - che, attraverso infedelta' gestionali (pagamento di fatture prima della prestazione in oggetto, falsificazione delle procedure di verifica di congruita' dei prezzi), si adopera per accrescere il valore delle stesse prestazioni dei vertici apicali di societa' a totale partecipazione statale o dallo Stato controllate, aumentando quindi passivita' di bilanci il cui andamento e' di interesse per l'economia nazionale". Per il giudice e' concreto il rischio che il reato contestato agli indagati possa ripetersi: "Le circostanze in cui le condotte si sono consumate ed il movente che le determino' - spiega il gip Fattori - rivelano, da un canto, una particolare gravita' dei fatti, dall'altro un consistente rischio di reiterazione quale derivato dall'essere l'azione inserita in un sistema dal quale gli indagati, che concorrono a realizzarlo, traggono ingentissimi profitti ai quali conformano stili e tenori di vita". 
UDC nella bufera !!

ilpensieroverde  fonte AGI 

Anche la Germania paga dazio: i cds su Berlino più cari di quelli su Londra

Il rischio debito misurato dai credit default swaps sulla Germania supera quello della Gran Bretagna. Per la prima volta dal 2008 il costo per assicurare i titoli di Stato tedeschi contro un default (la funzione dei cds, derivati che assicurano sul rischio crack) è salito a 83 punti, superando di 2 punti i cds sui titoli britannici. Lo riporta Bloomberd citando dati Cma, principale fornitore di statistiche sui derivati. Non accadeva dal 21 gennaio del 2008 e per alcuni analisti è il segno di come stia aumentando il timore per il contagio della crisi del debito in Europa. Nel frattempo oggi l'Europa ha preso un'altra mazzata, il 35 % dei Bund Tedeschi oggi all'asta e così tanto declamati è andato invenduto, un segnale chiaro della debolezza di tutta l'Europa.  Ma qualcuno ancora nel Pd sussurra che la colpa è di Berlusconi. 




ilpensieroverde

sabato 19 novembre 2011

Chi dovremo ringraziare questa volta !!??


La Sinistra di questo Paese, che si è astenuta al decreto delle misure anticrisi presentato in parlamento dal Governo Berlusconi facendo con “furberia truffaldina” mancare il numero legale in quanto con 308 voti il decreto sarebbe passato, vedremo come si comporterà alla presentazione di decreti ancora più duri !!!!  Si perché appare chiaro che il Governo Monti, che ha dichiarato che chiederà sacrifici a chi in questo Paese ha pagato meno, pare ormai certo che comincerà con la reintroduzione dell’ICI prima casa e rivalutazione catastale, lavoro e pensioni !!  In pratica la reintroduzione di una legge che colpisce al 90%  persone che con sacrifici sono riusciti ad acquistare un appartamento e di cui per la maggior parte pagano ancora il mutuo e che con la rivalutazione catastale aumenterà anche la tassazzione. Riguardo il lavoro ci saranno provvedimenti di ….flessibilità !! Esattamente quelli che la sinistra ha chiamato “licenziamenti facili” col Governo precedente. Infine le pensioni !! altro argomento dolente col quale la “casta” dei Banchieri di Monti  non userà la “vasellina” nei confronti dei cittadini. E se passerà anche una patrimoniale che speriamo colpisca davvero solo chi se lo può permettere magra consolazione !!!
Il cetriolo sempre in c….  all’ortolano finisce !!! Chi dovremo ringraziare questa volta !!??

Il Pensiero Verde

Un pizzino smaschera le trame segrete del Pd


La gaffe di Enrico Letta: costretto ad ammettere in pubblico la "linea diretta" tra il governo Monti e i vertici del partito. Proprio come sospetta Berlusconi.


E così il primo pizzino della terza Repubblica è finito ieri mattina su tutti i blog della Rete, poi a sera nei telegiornali, e oggi campeggia su tutti i quotidiani, perché durante il dibattito sulla fiducia Mario Monti ha inavvertitamente voltato un foglietto, e lo ha tenuto in mano abbastanza a lungo perché un fotografo lo immortalasse.
Leggiamolo: «Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!». Firmato: «Enrico». Purtroppo non si legge il post scriptum. L’indice, il medio e l’anulare della mano sinistra di Monti coprono interamente le ultime tre righe del foglietto. Sembrerebbe esserci almeno un nome, sottolineato a penna, ma decifrarlo è impossibile. «Sì, il biglietto è mio, ma non è un’autocandidatura, solo un’apertura al governo come indicato dal segretario Bersani», ha sportivamente ammesso Enrico Letta, subito interpellato dai giornalisti. Nessuno aveva pensato al desiderio di Letta di fare il sottosegretario: piuttosto, il pizzino sembra dichiarare che fra il premier e lo stato maggiore del Pd c’è una linea diretta. O meglio, ce ne sono due: una «ufficiale» e un’altra «riservata» - under the table, direbbero i poteri forti - per affrontare le questioni più interessanti e spinose, come per esempio la nomina dei nuovi viceministri e sottosegretari.
E qui l’ingenuità del giovane Letta francamente colpisce: è vero che in Italia parlare al telefono è pericolosissimo, e può darsi che il vicesegretario del Pd abbia seguito l’esempio di Berlusconi e abbia distrutto il suo cellulare; ma è anche vero che certe cose, se non si dicono al telefono, tanto meno si scrivono su un pezzo di carta. Siccome è un ragazzo sveglio, l’ha capito anche Letta: «Un’ottima giornata per l’Italia - ha commentato in serata su Facebook - un po’ meno per me. Aiuto! Oltretutto sono da stamani oggetto di un numero crescente di telefonate di aspiranti viceministri. Mai più letterine in vita mia».
Le «letterine», a dire il vero, sono un’altra cosa ancora: ma lasciamo perdere. Invece «pizzino» - che in siciliano significa semplicemente «pezzettino», e si sottintende di carta - è parola entrata con successo nel gergo politico dopo l’arresto di Bernardo Provenzano, che appunto così evitava di essere intercettato. Ma la mafia, a quanto si sa, ha l’abitudine di far passare ogni pizzino attraverso molte mani, così da rendere difficile, se non impossibile, il collegamento tra il mittente e il destinatario. Il pizzino più famoso è senz’altro quello inviato da Nicola Latorre (Pd) a Italo Bocchino (allora nel Pdl), per suggerirgli come mandare al tappeto il capogruppo dell’Idv Massimo Donadi nel dibattito che si stava svolgendo nel salotto mattutino di Omnibus. Lo scandalo fu notevole, e Di Pietro chiese spiegazioni formali. Ma il primo pizzino della seconda Repubblica di cui si ha notizia - quando ancora non si chiamavano così - risale al ’94 e fu pubblicato da Augusto Minzolini sulla Stampa: una lista di nomi di futuri direttori Rai che il neodeputato di Forza Italia Fabrizio Del Noce gli aveva incautamente fatto vedere. Il problema dei pizzini è che dicono la verità: per questo quando diventano pubblici sono guai.
Nel caso di Enrico Letta, quel foglietto sembra scritto apposta per confermare i peggiori sospetti di Berlusconi, e cioè che il governo Monti coltivi un rapporto troppo stretto con il Pd e possa diventare l’incubatrice di un nuovo centrosinistra.
Ci dà anche una notizia: per parlare con Monti, Bersani «chiede» a Letta di fare da intermediario. E indirettamente ce ne suggerisce un’altra: per parlare con Monti, Letta ha bisogno di scrivergli una «letterina». Resta il fatto che Letta, insieme a Veltroni, è tra i dirigenti più insoddisfatti dell’aria massimalista che tira al Nazareno. Pizzino o non pizzino, oltre a Berlusconi anche Bersani potrebbe avere di che preoccuparsi.

fonte WEB

mercoledì 16 novembre 2011

L'effetto Monti non basta lo Spread Italiano non scende e ora la Francia è sempre più sotto tiro.





Oggi alle 13:06 Mario Monti non si era ancora presentato davanti ai giornalisti per annunciare la lista dei ministri del suo Governo. In quel momento preciso a Parigi lo spread fra gli Oat decennali (gli equivalenti dei nostri Btp) e i Bund macinava l'ennesimo record negativo di questi giorni: 196,2 punti base. Sì, il livello massimo di spread Oat-Bund dall'introduzione dell'euro. Non solo: dal lontano 1989. Alle 13:30, invece, erano trascorsi sei minuti da quando il neopremier italiano aveva sciorinato la sua lista, parole seguite con estrema attenzione nelle sale di mercato a Parigi. In quel momento lo spread francese è ritornato sotto la soglia dei 190 pb. E ha continuato a scendere: intorno alle 17 eravamo a 188.

Ma non è l'unico suo problema. La corsa dello spread Oat-Bund, accelerata da ieri, si è oggi fermata dopo l'annuncio della lista di Monti. Ma quel divario resta ampio, molto ampio, se si considera che a lungo era rimasto quasi nullo. E che, all'inizio di giugno, quando era balzato a 30 pb, a Parigi già si tirava l'allarme.

I problemi della Francia, in effetti, sono anche altri. Quelli di un'economia reale che arranca. E di un deficit pubblico che a fine anno dovrebbe attestarsi ancora al 5,8% del Pil (3,7% stimato per l'Italia). Nicolas Sarkozy ha promesso di ritornare sotto il 3% nel 2013. E a questo scopo ha varato due “manovrine”, una a fine agosto e l'altra nei giorni scorsi. Ma la Commissione europea ha già fatto sapere che la Francia non ce la farà, che ci vorrà un nuovo pacchetto di tagli: ancora lacrime e sangue. Dalla tenuta delle finanze pubbliche francesi (e non solo dal crollo eventuale dell'Italia) dipende anche il destino della tripla A, che la Francia si ritrova riconosciuta dalle principali agenzie di rating per il debito sovrano. Può un Paese con lo spread ai livelli attuali mantenere quel voto?

I dubbi, a questo proposito, sono tanti. Sono emersi anche a Parigi, dove un economista apprezzato come Jacques Attali ha detto: “Non facciamoci illusioni, sui mercati la Francia la tripla A l'ha già perduta”. Oggi, pero', si segnalano reazioni, ufficiali e non, al livello dello spread. Quasi piccate. “E' assolutamente ingiustificato – ha dichiarato Valérie Pécresse, ministro del Bilancio -. 

Insomma se l'Italia piange la Francia non ha nulla da ridere. Ma anche questo sarà colpa di Berlusconi ??

Il Pensiero Verde, fonti WEB

L'ennesimo campanello d'allarme di chi in questo paese vorrebbe creare ricchezza e sviluppo.


Gentile Direttore, con un certo stupore odo un silenzio assordante dopo la mia capillare e pubblica denuncia relativa ad un invito a gara d'appalto ricevuto da un'Amministrazione di provincia. La gara, che riguardava il servizio di pulizia del Comune di Borgotaro, prevedeva e accettava offerte solo al ribasso partendo dal prezzo base di 16, oo €. per ora di manodopera. Lamentai l'incongruità di tale importo, dopo aver motivato e documentato che il costo per la mia azienda supera per ogni ora i 17 euro. Scrissi a molti giornali, ad associazioni sindacali, associazioni di categoria, Ispettorato del Lavoro, Inps, Inail, e non ricordo più a chi altro. Risultato: un articolo gentilmente redatto da un giornale locale e un gelido silenzio di tomba, adattissimo al periodo novembrino di celebrazione dei morti. Con tristezza e delusione devo prendere atto della vile codardia di tutti coloro, i quali avrebbero il dovere di sorvegliare sulla correttezza dei prezzi e di impedire concorrenze sleali. Non potrà mai migliorare in Italia nè il mondo del lavoro, nè l'etica comportamentale degli Enti, nè la trasparenza degli appalti fino a quando, di fronte a fatti concreti come questo, nessuno alza un dito, nessuno alza la cornetta del telefono. Tutti, ripeto tutti, hanno abbassato il capo per la vergogna. E così sosterrò fino a prova contraria. Resto comunque a disposizione. 
Marco Chierici presidente di TSA srl Parma


 Il commento di un altro Imprenditore.

Inviato da Giuseppe M. il 15 novembre 2011 alle 18:16
Il lettore descrive una situazione ormai diventata scandalosa. Qualche mese fa ho partecipato ad una gara d'appalto per le pulizie dei Caselli della Milano-Serravalle. Base d'asta 3 milioni e oltre . Si è aggiudicata la gara una ditta che ha presentato il 52% di ribasso. vuole dire che questi signori lavoreranno gratis anche perché dovranno fornire anche i materiali ed il tutto per tre anni. Come giustificazione allo scandaloso ribasso hanno testualmente detto che i loro soci lavorano gratis in quanto essendo una cooperativa che si vuole espandere i loro soci fanno sacrifici. Ormai caro signore siamo arrivati a questo. A volte mi chiedo ma chi ce lo fa fare. Banche che per anticipo fatture chiedono dei tassi ormai da furto. Enti che non oagano oppure che pagano dopo mesi e i lavoratori vanno pagati. Ritardi che mandano in soferenza le imprese che devono far fronte agli impegni sia con i lavoratori che con il Fisco aggiungendo i contributi che devonomessere obbligatoriamente versati, altrimenti il DURC esce negativo. Questo è ormai il mondo dell'impresa. La direzione della Repubblica può controllare se dico una sola inesattezza.

lunedì 14 novembre 2011

Va bene tutto, ma Amato ministro per favore no!!


Si fa un gran parlare di governo tecnico, e ogni giornale riporta una lista di ipotetici ministri. Si sa, funziona sempre così, rassegnamoci. Questa volta però c’è qualcosa di strano. Leggiamo tanti nomi, tutti tecnici, o presunti tali, cioè personalità non legate a partiti politici, e quindi ben lotani dall’essere identificabili con questo o quel partito.
Ma c’è un intruso. Da buon topolino, si è infilato in quella lista e pare che non se ne sia accorto nessuno (a parte Casini). È Giuliano Amato, il dottor Sottile, l’imbucato d’eccezione.
Ma a che titolo Giuliano Amato compare in una lista di tecnici? Non si sa, francamente. Lui è politicamente schierato, molto schierato, quindi lontano dalla classica concezione di “tecnico”. E’ stato premier, poi ministro dei governi Goria, De Mita, D’Alema e Prodi, e di lui non è che abbiamo ricordi molti positivi. Si deve a lui, infatti, la famosa rapina dei conti correnti.
Ma Amato rappresenta anche l’incarnazione perfetta di tutti i privilegi e gli sprechi della politica. Ha fatto molto discutere, e ancora continua a farlo, la notizia della sua pensione: Giuliano Amato, infatti, percepisce 1047 €. Sì, al giorno. Una cifra folle, che supera i 30.000 euro mensili.
E pensare che, secondo le indiscrezioni, uno dei punti dell’agenda di Monti sarebbe la lotta ai privilegi della politica. Bene, ma Monti potrebbe iniziare a non imbarcare i vecchi privilegiati di questa casta.

fonte blog: DAW

LEGA NORD: COLLOQUIO TELEFONICO TRA UMBERTO BOSSI E MARIO MONTI


COORDINAMENTO SEGRETERIE NAZIONALI

COMUNICATO STAMPA


LEGA NORD: COLLOQUIO TELEFONICO TRA UMBERTO BOSSI E MARIO MONTI

L’On. Umberto Bossi, Segretario Federale della Lega Nord, non potendo partecipare di persona alle consultazioni del Presidente del Consiglio incaricato, per la già programmata riunione della Segreteria Politica del Movimento a Milano, ha contattato telefonicamente il Prof. Mario Monti.
Nel cordiale e collaborativo colloquio telefonico il Segretario della Lega Nord ha confermato la linea politica già espressa al Presidente della Repubblica, che prevede l’indisponibilità della Lega Nord a votare la fiducia al futuro Governo e la disponibilità a valutare caso per caso i singoli provvedimenti proposti.
L’On. Bossi e il Prof. Monti si incontreranno personalmente dopo l’espressione della fiducia da parte del Parlamento.

NOI SIAMO LA LEGANORD

Il Ministro dell'Interno Maroni resterà alla storia come il Ministro che ha arrestato più mafiosi nella storia della repubblica Italiana. 
















La Lega rimarrà l'unica opposizione in parlamento.
La Leganord continua, dopo vent'anni, nell'intento di salvaguardare il Nord, le sue imprese, la sua gente. Dopo la crisi che sta colpendo il mondo intero tutti i partitucoli più o meno democristiani si piegano a quello che è il volere di banche e finanzieri. E' grazie, o meglio a causa, di queste flessioni, di queste debolezze che il Nord Italia, da potenza economica mondiale (leggersi qualche numero su qualche rivista economica a caso) viene adesso considerata il capro espiatorio di tutti i mali europei.
Da quando Monti ha ricevuto l'incarico da Napolitano tutti esultano, personalmente mi chiedo cosa ci sia da esultare se il Presidente della Repubblica non vede una classe dirigente in grado di gestire il nostro paese? Cosa c'è da esultare se la politica ha dimostrato di essere analfabeta e per questo viene commisariata da una persona che di politico ha ben poco? Cosa c'è da esultare se una serie di personaggi sono in politica da 20 anni e non sono riusciti a portare un minimo passo avanti per l'Italia che tanto si sono impegnati a elogiare e festeggiare?

Ci sono personaggi giovani in gamba, c'è Tosi, c'è Renzi, ce ne sono centinaia che hanno una voglia di matta di dimostrare cosa può fare l'Italia. Eppure i vecchi politicanti esultano perché grazie ad un governo tecnico viene data loro la possibilità di tirare avanti un altro po'.
Inoltre.. Tornerà l'Ici, torneranno tasse e accise per ripianare i debiti strutturali, che non si ripianano con le tasse ma modificando la struttura economica, questo Monti dovrebbe saperlo, o almeno speriamo. Le pensioni verranno toccate, non è tanto per gli anni in più di lavoro, ma per il fatto che l'80% dei soldi risparmiati circa, saranno presi dal Nord, ancora una volta dal Nord.

Insieme a Berlusconi la Lega è riuscita a partire col federalismo, nonostante tutto quello che si dice sulla carta stampata e nonostante, e qui devo dirlo, l'incapacità della Lega di comunicare in modo tecnico e inequivocabile. Calderoli è quasi riuscito nell'intento di metter tutti d'accordo, convincendo ogni ente, e ogni italiano, che è il federalismo lo strumento con il quale l'Italia può fare davvero un passo avanti. Ora molti dei passi fatti potranno venire cancellati in men che non si dica con decreti o leggi fatte appositamente.
 Grazie a Maroni si è stabilito il record di arresti e di recuperi di denaro nei confronti delle organizzazioni mafiose. Si sono stabiliti accordi per gestire l'immigrazione clandestina, si è protetto il Made in Italy, di tutta l'Italia e non solo del Nord. E tanto altro ancora.

Certamente si poteva e si doveva fare di più. C'è chi dice che l'Italia è rimasta ferma durante la crisi: un po' è vero, ma in Italia non è stato licenziato un dipendente pubblico, non sono stati fatti mancare soldi e sostegno a nessuno, si è proceduto con infrastrutture importanti e si è fissato l'obiettivo del pareggio di bilancio.
Perché non chiedere a francesi e tedeschi, e alle loro banche quanto hanno fatto negli ultimi due anni? Loro mica ce l'hanno un sud africano e una casta politica straviziata, strapagata e soprattutto stranumerosa.

Ora è il momento di cominciare da capo. La Lega dopo 20 anni di gavetta si deve alzare in piedi, senza guardare troppo agli acciacchi e alle ferite, e continuare nel cammino che l'ha portata fin qui. Dalla sua c'è un progetto, c'è un'idea che si è rivelata giusta e alla quale, chi non aveva e non ha tutt'ora idee si è accodato. C'è bisogno di rinnovamento e c'è bisogno di tirar fuori i coglioni. L'italia non è fatta solo di furboni e di strafottenti, è fatta anche di gente che lavora e progredisce e che tutto il mondo ci invidia. Gente del Nord.

Paolo Borlenghi